ORA DI PUNTA

Una garanzia

di indipendenza

di Ennio Simeone

La sua biografia parla chiaro. Sergio Mattarella è proprio quello che si dice un uomo delle istituzioni, con un forte bagaglio culturale di costituzionalista, con una storia politica ricca di esperienze, con una storia familiare che lo colloca senza alcun dubbio dalla parte della legalità. Una figura che non poteva non riscuotere il consenso unanime dell’area parlamentare che due anni fa si spaccò indecorosamente e che era determinante, in quanto largamente maggioritaria nel parlamento, per la elezione del capo dello Stato: il partito democratico.

 Era l’unica scelta che Renzi poteva compiere se non avesse voluto andare disastrosamente al massacro continuando a cavalcare il “patto del Nazareno” e ad esercitarsi nel braccio di ferro con quella parte del suo partito e della società che fino a pochi giorni  prima aveva additato come “gufi” o “frenatori”. Gli è stata suggerita da chi antepone l’unità del Pd e del paese alle voglie di vendetta e alle esibizioni di arroganza: persone come Bersani, per intenderci. E lui ha capito che non poteva non raccoglierla e l’ha patrocinata. Ciò gli ha consentito di convincere anche i riottosi alleati di governo che si collocano nell’area di centrodestra, alla fine, a contribuire con il loro voto ad eleggere il presidente della Repubblica con un consenso così ampio.

Ci sono tutte le condizioni perché ora l’Italia continui ad avere un Presidente all’altezza di questo consenso: un Presidente che mantenga soprattutto quella indipendenza che ha dimostrato di avere nelle vicende politiche che ha attraversato in quasi quarant’anni di vita politica.

 

  Sabato 31 Gennaio 2015
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Maggioranza a rischio dopo l'uscita del Libdem dal governo

Alla Camera

Maggioranza a rischio

dopo l'uscita

dei Libdem dal governo

Maggioranza a rischio, alla Camera, dopo le dimissioni di Daniela Melchiorre da sottosegretario allo Sviluppo. Se, come sembra, all'uscita del Governo seguirà quella dalla maggioranza, la quota alla Camera sarà di 320 deputati (Pdl 227, Lega 59, Responsabili 30 e deputati del misto che da dicembre hanno sostenuto il Governo o non hanno votato: Francesco Nucara, Aurelio Misiti, Luca Barbareschi e Antonio Gaglione) ma sconterà ancora di più le assenze o gli imprevisti voti contrari.

Quota rischiosa anche per i subbugli nei Responsabili, con Arturo Iannaccone ed Elio Belcastro in rotta di collisione con il capogruppo Luciano Sardelli (anche se hanno assicurato che non romperanno con la maggioranza) e Francesco Pionati rimasto a secco all'ultimo rimpasto. All'ultimo voto di fiducia, mercoledì, il Dl omnibus è passato con 313 voti e tra gli assenti, oltre a Tanoni e Melchiorre, c'erano anche Calogero Mannino e Francesco Nucara. Il Pdl potrebbe contare, a seconda dell'esito di Milano, sul sostegno di Adolfo Urso e Andrea Ronchi, sofferenti in Fli, ma che sul Dl omnibus hanno votato contro il governo.

Nei prossimi giorni, subito dopo l'esito dei ballottaggi, i Lib dem riuniranno la direzione. Formalmente, dice la Melchiorre, per condividere o meno la sua uscita dal governo, in realtà per decidere sull'ennesimo posizionamento (dalla maggioranza il passaggio al Terzo polo, poi la marcia indietro). Nel Pdl già si chiede alla Melchiorre di "dimettersi anche da parlamentare" (Isabella Bertolini, vice capogruppo Pdl), ma la risposta sarà nei fatti, con lei e Tanoni ben saldi ai banchi del Misto e i loro voti o le loro assenze ad incidere su una maggioranza già sul filo.

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