Botta&Risposta

Figli di papà

La fretta può giocare brutti scherzi anche a chi ne ha fatto la sua arma preferita, come il capo del governo e del Pd Matteo Renzi. Il quale, a proposito delle devastazioni compiute dai black bloc a Milano, ha dichiarato, poco dopo che erano state spente dai pompieri le fiamme delle auto incendiate: «Hanno sciupato la festa? Hanno cercato di rovinarcela. Quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo». Ma se a mettere a soqquadro il centro di Milano erano “quattro teppistelli figli di papà” come mai chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico, cioè il governo, non è stato capace di fermarli e li ha lasciati fare indisturbati? La domanda nasce spontanea. Gliel’ha rilanciata Salvini. Che ringrazia Renzi per l’assist (che in gergo calcistico significa passare la palla al compagno per fare gol).

Anticonformisti

La battagliera deputata piacentina del Pd Paola De Micheli, bersaniana e lettiana, miracolosamente ammansitasi dopo essere stata arruolata recentemente nel governo Renzi con la qualifica di sottosegretario, ha spiegato in una intervista a “Repubblica” il suo brusco mutamento di valutazione sulla legge elettorale. E invece di ammettere semplicemente che, essendo entrata a far parte del governo, non poteva non votare la fiducia (anche a se stessa), si è spinta ben oltre, affermando che non si sente “una traditrice  ma un’anticonformista”. E la spiega così: «I veri anticonformisti siamo noi. Giochiamo la partita più difficile, più scomoda. Vogliamo condizionare l'azione del governo, come fatto finora. E per farlo non bisogna essere obbligatoriamente renziani o antirenziani». Insomma nel Pd potrebbe nascere una nuova corrente da lei capeggiata, quella degli “Anticonformisti”. Potrebbero giocare in tandem con i “Responsabili”, capeggiati da Scilipoti.

Ennio Simeone

 

  Sabato 02 Maggio 2015
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Alfiero Grandi. 20 maggio

LA SVOLTA C'E'. ORA L'ALTERNATIVA E' PIU' VICINA

La botta presa dal centro destra al primo turno delle elezioni amministrative è grossa. Tra qualche giorno i ballottaggi diranno con maggiore chiarezza se la svolta ha già una forza inarrestabile, oppure è solo iniziata. Tuttavia la svolta c’è.

Berlusconi ha chiesto a Milano un voto per lui e per il Governo. Il voto non è arrivato, né alla persona, né al Governo. L’arroganza contro i magistrati nei comizi e la “macchina del fango” contro Pisapia hanno ottenuto l’effetto opposto.

Una valutazione compiuta della fase politica e soprattutto della velocità della crisi di questo Governo sarà possibile dopo il secondo turno delle amministrative e i referendum del 12/13 giugno che spesso, a torto, vengono relegati in secondo piano.

Già oggi è possibile evidenziare alcuni punti.

Le candidature vittoriose del centro sinistra sono plurali.

Pisapia a Milano è certamente una buona candidatura. Dipingerlo come estremista di sinistra è un’evidente forzatura, anche se non appartiene al PD. Eppure Pisapia è arrivato al 48 %, posizione da cui potrebbe spiccare il volo e diventare il Sindaco della svolta a Milano e il segnale che una svolta è matura anche in Italia.

De Magistris a Napoli ha sopravanzato la candidatura del prefetto Morcone (troppo identificato - suo malgrado - con gli errori del passato) e ora può guardare con qualche speranza alla vittoria. Anche questa candidatura non è PD.

Il Pd ha una buona affermazione con i sindaci eletti a Torino e Bologna e in generale ha un buon risultato elettorale di partito.

E’ possibile archiviare la “ vocazione maggioritaria”

Questa articolazione di buoni risultati consente di guardare al futuro con la possibilità di archiviare definitivamente la “vocazione maggioritaria” che ha causato danni gravissimi al centro sinistra.

Nessuno ha il monopolio del risultato come è accaduto in passato e nello stesso tempo ogni settore del centro sinistra è interessato ad una comune vittoria contro la destra perché da solo non potrebbe farcela.

Non è lontana la discussione sull’esigenza di trovare un modus vivendi con la destra, considerata imbattibile. La destra può essere battuta. Lo dimostrano le elezioni amministrative. Per questo deve emergere una chiara e netta alternativa politica.

Prima che riprenda una discussione insensata, come è già avvenuto in passato, occorre mettere in valore questo risultato. Ad esempio torna il refrain sull’assenza di un leader del centro sinistra. Eppure sarebbe un grave errore cedere all’ideologia dominante della destra che punta tutto su un solo dominus.

Programma, alleanze e leadership

I punti da affrontare sono tre, strettamente connessi. Il programma, l’arco delle forze da coinvolgere e la scelta della leadership per il Governo attraverso le primarie.

Le primarie non sono la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi, ma saranno certamente utili. Non solo per scegliere una candidatura, ma per darle la forza di cui avrà bisogno nel confronto elettorale. Non si fece così anche per Prodi in vista delle elezioni del 2006, dopo l’indebolimento operato da Rutelli nei confronti della sua candidatura ?

Questi tre aspetti vanno affrontati insieme.

1)Il programma della futura coalizione non può essere un eccetera, tanto meno può esserlo dopo i disastri della destra e di fronte ad un paese che sta lentamente affondando, senza una prospettiva politica ed economica. Questo aspetto è tuttora sottovalutato ed è un grave errore. Semmai occorre andare oltre la fabbrica del programma di Prodi. Occorre fare meglio, non tornare indietro.

2)La coalizione deve essere tale da potersi candidarsi a governare, quindi facendo scelte politiche. Ci sono due problemi irrisolti.

Il rapporto con il Terzo polo,  strana discussione

Primo problema è il rapporto con il Terzo polo. La discussione sul suo coinvolgimento è strana. Il terzo polo si autodefinisce  autonomo tra i due poli principali. Non si capisce a cosa possa arrivare il corteggiamento insistente per ottenere lo schieramento del Terzo polo con il centro sinistra. Questa insistenza rischia di fare male al Terzo polo, che punta a raccogliere le forze liberate dalla crisi del centro destra, e rischia di fare male anche al centro sinistra perché confonde il livello istituzionale - come il necessario dialogo tra diversi soggetti politici sulle riforme istituzionali, sulle regole e sui ruoli di garanzia – con il programma politico del centro sinistra per portare l’Italia fuori dalla palude.

L’autoesclusione della Federazione della sinistra

Secondo problema è il rapporto con la Federazione della sinistra che per ora si autoesclude dalla possibile coalizione alternativa alla destra, con grande felicità di chi non la vuole nello schieramento alternativo. Fare discendere il nuovo Ulivo dall’esclusione della Federazione della sinistra è un errore. La rissosità del centro sinistra tra il 2006 e il 2008 non si risolve con l’esclusione pregiudiziale della federazione, come dimostra la discussione interna al PD che ha un tono non meno aspro di quella precedente. Occorre perseguire l’obiettivo di portare in tutta la sinistra la consapevolezza dell’esigenza di governare questa fase, difficile e insieme fondamentale. L’unico modo per risolvere questi problemi è il merito.

3)Definito il programma e lo schieramento, anche le primarie non dovrebbero essere più un problema irrisolvibile. La ristrutturazione della sinistra politica è un problema reale ma non coincide con i tempi urgenti della risposta al grido di dolore dell’Italia che vuole essere liberata da questo giogo della destra, che trascina il nostro paese nel ridicolo e a fondo.

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