ORA DI PUNTA

Una garanzia

di indipendenza

di Ennio Simeone

La sua biografia parla chiaro. Sergio Mattarella è proprio quello che si dice un uomo delle istituzioni, con un forte bagaglio culturale di costituzionalista, con una storia politica ricca di esperienze, con una storia familiare che lo colloca senza alcun dubbio dalla parte della legalità. Una figura che non poteva non riscuotere il consenso unanime dell’area parlamentare che due anni fa si spaccò indecorosamente e che era determinante, in quanto largamente maggioritaria nel parlamento, per la elezione del capo dello Stato: il partito democratico.

 Era l’unica scelta che Renzi poteva compiere se non avesse voluto andare disastrosamente al massacro continuando a cavalcare il “patto del Nazareno” e a esercitarsi nel braccio di ferro con quella parte del suo partito e della società che fino a pochi giorni  aveva additato come “gufi” o “frenatori”. Gli è stata suggerita da chi antepone l’unità del Pd e del paese alle voglie di vendetta: persone come Bersani, per intenderci. E lui ha capito che non poteva non raccoglierla e l’ha patrocinata. Ciò gli ha consentito di convincere anche i riottosi alleati di governo che si collocano nell’area di centrodestra, alla fine, a contribuire col il loro voto ad eleggere il presidente della Repubblica con un consenso così ampio.

Ci sono tutte le condizioni perché ora l’Italia continui ad avere un Presidente all’altezza di questo consenso, mantenendo soprattutto quella indipendenza che ha dimostrato di avere nelle vicende politiche che ha attraversato in quarant’anni di vita politica.

 

  Sabato 31 Gennaio 2015
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Calcio, 37° giornata di campionato

37° di campionato

Sampdoria in B

Napoli in Champions

dopo 21 anni

di Fabio Camillacci

Fischio finale al “Ferraris” di Genova, la vittoria del Palermo sancisce la retrocessione in B della Sampdoria. Il capitano dei blucerchiati Palombo, si avvia in lacrime verso la gradinata sud chiedendo scusa ai tifosi. Lo stadio piange e inneggia ai colori doriani. Si piange, si canta e si applaude, nonostante tutto. La “sciarpata” sugli spalti completa l’atmosfera da “Premier League” inglese. Questa, psicodramma samp a parte, è la cartolina più bella ed emozionante della penultima di campionato: uno spot che fa sicuramente bene al calcio italiano brutto e malato. Unica nota stonata, il nervosismo di alcuni giocatori blucerchiati verso i colleghi palermitani, rei di aver dato troppo pur non avendo più niente da chiedere al campionato. E dire che la mancata esultanza di Pinilla al gol decisivo, era un po’ “l’onore delle armi” concesso dai rosanero alla Doria che stava sprofondando nel baratro.

Ha dell’incredibile la retrocessione della Sampdoria. Dalla Champions League persa per una beffa, alla discesa in B. Soltanto 10 punti nel girone di ritorno. Nove mesi da incubo conditi dalla lite Cassano-Garrone, dalla successiva rinuncia del Club a Fantantonio e dalla ciliegina sulla torta: la cessione di Pazzini. Cancellati in un colpo solo i “Dioscuri” protagonisti del quarto posto dell’anno scorso. L’esonero di Di Carlo e l’arrivo di Cavasin hanno solo aggravato lo stato confusionale dell’ambiente doriano. Curiosità: giusto un anno fa la Samp festeggiava l’accesso ai preliminari di Champions a scapito del Palermo. Oggi, proprio i rosanero, spediscono in B la compagine ligure. Nemesi o vendetta sportiva?

Il Lecce ringrazia e, mettendoci pure del suo, festeggia la salvezza con un turno d’anticipo grazie al successo di Bari nel sentito derby di Puglia. Da stigmatizzare il comportamento degli ultras baresi, sempre più violenti nella contestazione contro squadra e società.

In salvo anche Cesena e Bologna. Tutto facile per i romagnoli opposti al già retrocesso Brescia. Giaccherini (match winner), Parolo, Jimenez: questa la spina dorsale cesenate. Il Bologna invece si prende il punto decisivo a Firenze nel “derby dell’Appennino”. Un derby che i rossoblù avrebbero potuto anche vincere, se Di Vaio non avesse clamorosamente fallito dal dischetto.

Festa grande a Milano per il 18° scudetto rossonero. Da “Striscia lo striscione”, la scritta esposta dalla curva milanista: “Siamo Campioni senza intercettazioni”. Sul campo, poker al Cagliari del grande ex Donadoni.

Diabolico Silvio: il suo nuovo disegno strategico è riuscito nel migliore dei modi. Come abbiamo scritto in passato, Berlusconi ha fortemente voluto questo tricolore e dopo anni di “austerity” è tornato a spendere. Obiettivo centrato una settimana fa al fine di festeggiare tra il Duomo e San Siro, proprio alla vigilia delle elezioni comunali meneghine.

Dunque, a 90 minuti dal termine, resta aperta soltanto la lotta per l’Europa. Intanto, la Roma perdendo a Catania dice addìo al quarto posto. Giallorossi inguardabili e messi alle corde dagli scatenati etnei. Nel 2008 a Catania la Roma vide sfumare un possibile scudetto;oggi, al “Massimino”, Totti e compagni abbandonano le residue speranze Champions. Massimo impegno da parte dei siciliani, nonostante la tranquillità conquistata a Brescia domenica scorsa. L’ambiente catanese ha sempre un conto aperto con la Roma. Odio sportivo che nasce da un famoso Roma-Catania 7-0.

Dal punto di vista dell’impegno non ha fatto altrettanto il Chievo, troppo arrendevole contro l’Udinese. Crescono le azioni Champions dei friulani; adesso devono guardarsi solo dalla Lazio che liquida uno spento Genoa. Il verdetto sul quarto posto arriverà da due match contro squadre demotivate: Udinese-Milan e Lecce-Lazio.

Juventus: nuova figuraccia. A Parma l’ex Giovinco affonda impietosamente i bianconeri, allontanandoli anche dall’Europa League. Solamente la rete del catanese Gomez alla Roma, tiene accesa la tenue fiammella di speranza.

Le cose belle viste nel pomeriggio, le scene emozionanti che hanno viaggiato da Genova a Bari, passando per Cesena, sono state oscurate dal pessimo spettacolo andato in scena nel posticipo Napoli-Inter. Un pareggio annunciato, un tacito accordo mascherato malissimo dalle due compagini. Un pari che per l’Inter vuol dire secondo posto e per il Napoli il ritorno in Champions League dopo 21 anni di assenza. L’ultima partecipazione risale alla vecchia Coppa dei Campioni; erano altri tempi, erano i tempi dell’immenso Maradona. Dalla serie C alla Champions. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Bentornato Napoli.

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