ORA DI PUNTA
Due sacerdoti
due esempi
stesso impegno
di Nuccio Fava
La politica corrente non scalda i cuori, non mobilita i cittadini nemmeno per il rinnovo dei sindaci delle proprie città. Hanno colpito soprattutto le piazze di Roma capitale, dove pure a sostegno dei principali candidati si erano schierati i rispettivi leader. Non è solo stanchezza e sfiducia, c'è forse di più e di più preoccupante. L'insignificanza dei discorsi e delle promesse, tutte ritenute uguali e destinate a restare parole al vento. Ma a cavallo del venerdì di chiusura della campagna elettorale, una fiumana di ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia ha sfilato a Palermo per ricordare il sacrificio di Falcone e Borsellino, per proclamare l'impegno generoso per la legalità e contro ogni corruzione. Per una singolare coincidenza, poche ore dopo, una quantità enorme di palermitani ha assistito alla beatificazione di don Pino Puglisi, umile parroco di Brancaccio, assassinato dalla mafia.
Non era un potente don Puglisi: aiutava la povera gente, soprattutto i ragazzi del quartiere, a crescere e diventare adulti con la consapevolezza della propria dignità e del valore della libertà personale. Per la mafia era insopportabile, perché avrebbe eliminato il ricatto e la paura e fatto crescere degli uomini liberi. Alla canonizzazione di don Pino c'era un mare di gente, in una mattinata di sole che rendeva ancora più luminoso l'evento. Pioveva invece nelle stesse ore a Genova durante i funerali di don Andrea Gallo, che hanno avuto anche qualche episodio di contestazione.
Si tratta di due figure di sacerdoti molto diverse, ma che avevano in comune uno straordinario amore verso le persone, tutte le persone e la loro libertà da comprendere e rispettare sempre nelle loro differenze. Per don Puglisi e don Gallo diversamente dagli stanchi riti dei partiti, le persone sentono naturale mobilitarsi e rendere esplicita la propria adesione e la propria vicinanza convinta. Se le storie, gli ideali e i valori sono sentiti come veri e autentici, la partecipazione si esprime come necessità di essere presenti ed è testimonianza di adesione per le cose che si ritengono fondamentali e che è indispensabile proseguire.
Sabato 25 Maggio 2013
“I dati quando sono positivi non possono che essere confortanti” ma “non è questo il momento di gioire ma è quello delle scelte”. E’ quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, in merito ai dati sulla produzione industriale a marzo diffusi oggi dall’Istat.
Dati che, precisa il sindacalista, “sono il frutto di una crescita molto lenta e non in grado di compensare la situazione ancora negativa caratterizzata dalla crisi economica. Anche perché - aggiunge - se ci si affida, di mese in mese, solo all’andamento spontaneo dei mercati e si lasciano le imprese da sole a competere senza politiche economiche adeguate e politiche industriali di sostegno alla domanda e all’offerta saranno molte quelle che non ce la faranno. Con la conseguenza che si acuirà il divario tra il paese povero e quello ricco”.
Infatti, osserva Scudiere, “gli stessi dati sulla cassa integrazione, che registra un incremento preoccupante di quella in deroga, e la crescita tendenziale della disoccupazione sono lì a dimostrare che non è il momento di gioire ma è quello delle scelte”. Infine per il segretario confederale “è un peccato che l’assise di Confindustria di Bergamo sembra essersi più rivolta contro la Cgil e contro la Magistrature piuttosto che - conclude Scudiere - sollecitare il governo alle sue responsabilità com’era apparso nei giorni scorsi”.
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