ORA DI PUNTA
di Stefano Clerici
Il M5S meno G
(Gabanelli)
Ti colleghi, oggi, al sito del Movimento Cinque Stelle e che trovi? Una valanga di insulti contro Milena Gabanelli. Chi le dà della "traditrice", chi la bolla come "prezzolata" da Pdl e Pd (anzi, Pdmenoelle), chi si spinge oltre la decenza e il buongusto. E allora ti chiedi: ma trattasi della stessa Milena Gabanelli? Vale a dire la giornalista tv, conduttrice di Report, che neanche tre mesi fa i grillini avevano scelto con le loro "quirinarie" online come la prima candidata al Colle?
Ebbene, sì, trattasi della stessa Milena Gabanelli. E allora cosa è mai successo per scatenara tanta rabbia da ribaltare il risultato delle "quirinarie"? E' semplicemente successo che nella ultima puntata di Report, la vincitrice del "concorso" grillino per il Quirinale, ha ricordato ai suoi (pensiamo ormai ex) elettori che prima di pretendere pulizia e trasparenza (doverose e sacrosante) in casa altrui, sarebbe bene fare pulizia e trasparenza (altrettanto doverose e sacrosante) in casa propria, cominciando magari con lo spiegare che fine fanno i soldi - pubblicità e non solo - del blog monarchicamente gestito da Beppe Grillo e dal suo guru Gianroberto Casaleggio.
Infame domanda, alla quale i due - almeno per ora - si son ben guardati dal rispondere cifre alla mano, lasciando invece campo libero agli improperi della cosiddetta base. E sì che Beppe Grillo, dopo le consultazioni online di iscritti e simpatizzanti del Movimento, aveva definito la Gabanelli una "persona e una giornalista straordinaria" e aveva salutato la sua nomination con evidente entusiasmo.
Solo che Milena Gabanelli, dopo brevissima riflessione, ha deciso di declinare l'invito, pur lusingata da tanta attenzione, preferendo continuare a fare il suo mestiere: la coraggiosa giornalista che, senza guardare in faccia nessuno, spende il suo tempo e le sue energie a smascherare i furbetti della Casta di ieri e gli aspiranti furbetti di oggi.
Lunedì 20 Maggio 2013
ORGOGLIO MARCEGAGLIA
MA NON STACCA COL GOVERNO
- Abbiamo intravisto frammenti filmati della segretissima assemblea della Confindustria, l’Assise generale così è stata titolata, tenuta a Bergamo per la gioia di Emma Marcegaglia che ha esultato per la presenza di ben 5.700 imprenditori, grandi, medi e piccoli. Sono stati resi noti anche frammenti di interventi, abbiamo anche intravisto un giornalista in tight bianco, Oscar Giannino,un colpo al cerchio,uno alla botte. Con una grande innovazione si è voluto segnare la “modernità “ confindustriale: è stata data notizia che il lavoro prodotto da otto commissioni verrò sottoposto ad una specie di telefoto, via messaggini. Davvero non ci sembra una grande innovazione così come un buon segnale non è il fatto che i lavori siano stati blindati, via la stampa, via occhi e orecchie indiscrete. Dai titoli dei documenti si evince che si tratta di un vero e proprio programma per il governo del paese.
Delusione per l’operato del governo
Attendiamo di conoscere i contenuti ma se il buongiorno si vede dal mattino le indiscrezione, le mezze frasi rese note non dicono niente di buono. Certo nelle conclusioni Marcegaglia ha risposto a tono a Berlusconi che chiedeva agli imprenditori di fare la loro parte. Visto che il governo non è capace di fare la sua parte, la presidente di Confindustria ha avuto gioco facile. Ha detto: “Chiediamo poche riforme chiare, non sussidi, non incentivi, non aiuti. Riforme che permettano allo Stato di ridursi e di funzionare meglio". Ha espresso la delusione per l’operato del governo così come hanno fatto negli interventi e in dichiarazioni molti altri partecipanti alla assemblea. "Tutti i giorni- ha proseguito- noi facciamo qualcosa per il Paese visto che contribuiamo per il 70% alla crescita del Pil". Poi la vera novità di questa riunione. Marcegaglia sottolinea che le imprese pur "facendo quotidianamente qualcosa per il Paese sono comunque pronte a fare di più". Ancora: "Ci vogliamo assumere maggiori responsabilità, vogliamo una Confindustria con meno rituali, meno liturgie e meno convegni".
Berlusconi non va bene. L’opposizione neppure
A fronte della delusione, del malcontento, che riguarda sia il governo che l’opposizione, Confindustria sembra chiudersi in sé stessa. Il governo non va bene, ma non si stacca la spina. C’è chi dice apertamente che malgrado tutto voterebbe di nuovo Berlusconi e l’imprenditore il quale afferma che da una assemblea che è”un covo di Forza Italia non c’è da aspettarsi di più”. E l’opposizione? Delude anch’essa. Se la maggioranza ” non ci ha levato l’Irap-dice Marcegaglia- l’opposizione minaccia di mettere la patrimoniale”. Cosa che non risulta da nessuna parte perché le proposte della Cgil per una tassa su chi più ha, visto che in Italia il 10% delle famiglie detengono quasi il 50% della ricchezza nazionale, non hanno la caratteristiche della patrimoniale. Ma ci voleva questa battuta per dimostrare l’indipendenza di Confindustria. Una piccola dimenticanza: spetta al governo individuare e indicare una diversa politica industriale, adottare misure per la crescita, investire nei settori chiave dello sviluppo. Certo l’intenzione degli imprenditori di rilevare l’istituto del Commercio con l’estero sono buone ma, come si dice, di buone intenzioni sono lastricate le strade. E senza nuove scelte, nuovi indirizzi di politica economica e sociale non si va da nessuna parte. Confindustria non può far finta di niente e, guarda caso, scaricare di nuovo sui lavoratori, il peso della crisi.Occorre aumentare la produttività?
Via i contatti nazionali, deroghe e flessibilità
Ecco la ricetta della associazione di Viale dell’Astronomia: “ "Vogliamo contratti derogabili, flessibili ed esigibili", ha detto la presidente. "Alla Camusso - ha proseguito rispondendo al segretario generale della Cgil - dico che non siamo interessati a dividere il sindacato, tutto il contrario. Ma la strada della ricerca di una maggiore produttività attraverso le relazioni industriali è netta e chiara". La presidente ha affermato che occorre "andare ancora più avanti: con la strumentazione che abbiamo possiamo avere contratti nazionali più avanzati, deroghe ai contratti aziendali e aziende che decidono di avere un contratto aziendale al posto di quello nazionale". "Questo - ha concluso - è possibile con le regole attuali di Confindustria". Insomma contratti nazionali addio.
Lo sgradevole applauso al dirigente della Thyssen
Infine non è mancata una caduta di stile quando Marcegaglia ha criticato la sentenza di condanna per l’amministratore delegato della Thyssenkrupp il cui intervento è stato accolto dagli applausi dell’assemblea. Perfino il ministro Calderoli ha criticato questo sgradevole, grave episodio. Da questo episodio ha preso spunto per attaccare la Confindustria su tutta la linea. “ Ho trovato davvero fuori luogo l’applauso al dirigente della Thyssen e poi accusato Confiundustria di “ arroganza”: «Non vorrei che la Confindustria si stesse trasformando in una sorta di Cgil degli imprenditori, ovvero in una forza espressione di una oligarchia convinta oltretutto di essere l'unica detentrice della verità». Già ma cosa c’entra la Cgil? Niente, ma Caldferoli doveva dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Altrimenti il gioco non regge.
Alessandro Cardulli
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