ORA DI PUNTA

Una garanzia

di indipendenza

di Ennio Simeone

La sua biografia parla chiaro. Sergio Mattarella è proprio quello che si dice un uomo delle istituzioni, con un forte bagaglio culturale di costituzionalista, con una storia politica ricca di esperienze, con una storia familiare che lo colloca senza alcun dubbio dalla parte della legalità. Una figura che non poteva non riscuotere il consenso unanime dell’area parlamentare che due anni fa si spaccò indecorosamente e che era determinante, in quanto largamente maggioritaria nel parlamento, per la elezione del capo dello Stato: il partito democratico.

 Era l’unica scelta che Renzi poteva compiere se non avesse voluto andare disastrosamente al massacro continuando a cavalcare il “patto del Nazareno” e ad esercitarsi nel braccio di ferro con quella parte del suo partito e della società che fino a pochi giorni  prima aveva additato come “gufi” o “frenatori”. Gli è stata suggerita da chi antepone l’unità del Pd e del paese alle voglie di vendetta e alle esibizioni di arroganza: persone come Bersani, per intenderci. E lui ha capito che non poteva non raccoglierla e l’ha patrocinata. Ciò gli ha consentito di convincere anche i riottosi alleati di governo che si collocano nell’area di centrodestra, alla fine, a contribuire con il loro voto ad eleggere il presidente della Repubblica con un consenso così ampio.

Ci sono tutte le condizioni perché ora l’Italia continui ad avere un Presidente all’altezza di questo consenso: un Presidente che mantenga soprattutto quella indipendenza che ha dimostrato di avere nelle vicende politiche che ha attraversato in quasi quarant’anni di vita politica.

 

  Sabato 31 Gennaio 2015
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Mozione della Lega sulla Libia. Ultimatum di Bossi

''Se non la vota vuol dire che vuol far saltare il governo''. Lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi mandando cosi' un esplicito messaggio a Berlusconi sul voto alla mozione della Lega sulla Libia. Bossi che sta partecipando alla 'Batelada', una passeggiata organizzata dal Sindacato Padano sul battello al lago di Como, ha quindi ribadito il suo no all'intervento in Libia: ''Non serve a niente bombardare ammazzi solo la gente. Poveracci, poi scappano''odio personale e va oltre il bene del Paese".

LIBIA: FRATTINI, COMPLESSO FISSARE DATA PER FINE RAID - ''Fissare una data'' certa per la fine dei bombardamenti italiani in Libia, come chiede la Lega, ''e' complesso'', ma il Parlamento sara' periodicamente informato. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista a Libero. ''Possiamo ragionare su formule che sono gia' state adottate per altri Paesi. Ovvero delle formule che prevedano un monitoraggio costante del Parlamento e la sottoposizione periodica della prosecuzione o della modificazione del nostro impegno'', ha spiegato il titolare della Farnesina, rassicurando sul fatto che ''di sicuro non stiamo parlando di azioni militari che durano mesi e creano uno status quo pericoloso''. Secondo Frattini, inoltre, nelle minacce di Muammar Gheddafi di spostare la guerra in Italia ''non c'e' nulla di credibile, non c'e' mai stato''. ''All'inizio del conflitto - ha ricordato il ministro - La Russa ci spiego' che l'arsenale del Colonnello, allora al cento per cento, non era in grado di colpire il suolo italiano. Figurarsi ora con tutte le perdite che ha dovuto subire''.
MARONI: MINACCE SERIE, AUMENTATI CONTROLLI - ''Le parole di Gheddafi confermano che la situazione e' da tenere sotto controllo, lo stiamo facendo e abbiamo intensificato azioni di verifica sul territorio nazionale''. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni a margine dell'inaugurazione di una sede della Lega Nord. A Maroni e' stato chiesto di commentare la minaccia di Gheddafi di portare la guerra in Italia, dopo che il nostro paese ha accettato di partecipare ai raid. ''Ovviamente questa minaccia non va sottovalutata - ha risposto il ministro dell'Interno -, anche i servizi segreti non la stanno sottovalutando. Non mi sento di dire che la sua e' una battuta propagandistica''. In piu', l'uccisione la notte scorsa di uno dei figli del rais e' probabile, ha aggiunto Maroni, ''fara' arrabbiare Gheddafi ancora di piu'''. Da quando e' scoppiata la crisi libica comunque ''noi abbiamo intensificato le attivita' di controllo - ha concluso Maroni- per evitare che succeda qualcosa''.

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