ORA DI PUNTA

Bersani,

finalmente

di Matteo Cosenza


Bersani ha detto la sua chiaramente: non sono un figurante e non vado, quindi, a fare la comparsa da Renzi. Poi ha ricordato che con il jobs act si costringono i lavoratori (ricordate la parola?) agli anni pre Settanta. Era ora. Sento spesso parlare di abilità del presidente del Consiglio. Io chiederei: ma c’è da fidarsi?

Non è una domanda da poco perché è vero che in politica tattiche e strategie non sempre convergono ma è pur vero che un minimo di affidabilità e di credibilità è necessario nella vita come nella politica. Io di Renzi non mi fido. Le prove ormai sono tante e il jobs act, al di là del giudizio che se ne possa dare, forse è più grave dello “stai sereno” che fregò Enrico Letta e che rientrava per certi versi nel rapporto tra due persone.

L’abolizione dell’articolo 18 non era la naturale conclusione di un iter molto complesso e tormentato, e la delega decisa dal Parlamento non affidava questo compito al governo. Invece lui, Renzi, se n’è fregato, ha deciso, come probabilmente voleva dall’inizio, e poi ha sfacciatamente annunciato che aveva abolito un elemento cruciale dello Statuto dei Lavoratori. Ora c’è in ballo la faccenda delle antenne Rai. Lui, Renzi, assicura che il controllo attraverso il 51 per cento delle azioni resterà in mano pubblica e non finirà in quelle di Berlusconi. Probabilmente sarà così, ma quanta credibilità si può dare ad uno che con le parole - e la Parola - gioca con disinvoltura?

Non saprei dire ma a me questo signore, che ha in questo momento nelle sue mani le sorti del Paese, mi piace molto poco. E prendo atto che finalmente, per quanto troppo tardi, anche una persona per bene come Bersani dimostri di pensarla allo stesso modo.

  Domenica 01 Marzo 2015
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Applausi a Napolitano

Ovazione alla Scala

per il Don Giovanni

Grande successo per il Don Giovanni di Mozart che questa sera ha inaugurato la stagione d'opera della Scala. Il pubblico ha applaudito con entusiasmo per oltre 11 minuti lo spettacolo firmato da Robert Carsen con la direzione di Daniel Barenboim. Applausi senza riserve a Peter Mattei, un Don Giovanni mattatore sulla scena, a Barbara Frittoli, indulgente Donna Elvira, al gallese Bryn Terfel, un Leporello da Commedia dell'arte, ad Anna Netrebko, tormentata Donna Anna e a Giuseppe Filianoti, il suo fidanzato Don Ottavio. Un'ovazione, col pubblico in piedi ha accolto l'orchestra, il suo direttore e l'artefice della rivoluzionaria regia. Ma per Barenboim e Carsen anche qualche isolata disapprovazione. Lo spettacolo era del resto cominciato con gli applausi piu' calorosi, per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con il presidente del Consiglio Mario Monti ha occupato il palco reale, insieme a Formigoni e Pisapia.

A fare breccia nel pubblico della prima scaligera e' stata la lettura inedita che dell'opera ha dato Carsen, che con una messa in scena minimalista (realizzata da Michael Levine), ha descritto un Don Giovanni diverso: libertino si', ma senza il significato negativo del termine. Un Don Giovanni 'pura energia'. E Peter Mattei ha rappresentato questo tombeur de femme smaliziato, cinico, irridente, l'eterna sigaretta penzolante dalle labbra. ''Schiavo solo - dice Barenboim - della volonta' di sedurre''. E gli slanci d'amore dei protagonisti sono stati anche abbastanza espliciti sulla scena.

 

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MAURIZIO CROZZA
"NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE"
su La7
del 27 febbraio 2015


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