Calcio, “grigio” è bello: la favola dell’Alessandria tra storia e realtà. E’ in semifinale di Coppa Italia!

alessandriadi Fabio Camillacci/

Alessandria da sballo: una squadra di Lega Pro è nelle semifinali della Coppa Italia. “Grigio è bello”, dicono in coro giocatori, tifosi, dirigenti e allenatore del club piemontese fondato nel 1912. Eliminata l’altra grande sorpresa di questa Tim Cup: lo Spezia. Gioisce anche Gianni Rivera che esordì in Serie A proprio con la maglia dell’Alessandria alla giovanissima età di 15 anni, 9 mesi e 15 giorni (il più giovane nel dopoguerra). Era il 2 giugno 1959, Alessandria-Inter 1-1 (strano il destino, un esordio proprio contro quella che per Rivera poi sarebbe diventata la rivale di sempre). Per mandarlo in campo la società fu costretta a richiedere un’autorizzazione speciale alla Figc, poiché non ancora sedicenne. La stagione successiva, 1959-60, fu l’ultima a vedere l’Alessandria nel massimo campionato. In quell’annata i “Grigi” esordirono pure in una competizione internazionale, affrontando gli slavi del Velež di Mostar (oggi in Bosnia) in Coppa Mitropa.

La storia dell’Alessandria. La società piemontese comincia prima di tanti altri grandi club (come detto nel 1912) e la bacheca raccoglie il primo trofeo già nel 1927: è la Coppa Coni, antesignana della Coppa Italia. Era la stagione 1926-27 (90 anni fa), un segno del destino? E dopo aver persino sfiorato uno scudetto e partecipato alla prima Serie A a girone unico (1929), una Coppa Italia vera, nel 1936, i grigi avrebbero potuto pure vincerla, ma in finale furono sconfitti 5-1 dal Torino. L’occhiata all’almanacco è d’obbligo: in semifinale quell’Alessandria eliminò proprio il Milan, un altro segno del destino? Certo, all’epoca non c’erano due categorie di differenza come oggi. Cinquantasei anni senza Serie A, da quando, cioè, Rivera andò a giocare nel Milan (1960); quarantuno anni tra C1 e C2, Prima e Seconda Divisione, persino una discesa agli inferi della Serie D. Ma oggi il progetto Alessandria è ripartito e trova conferme: lo straordinario cammino in Coppa Italia, dove i “Grigi”, superati gli ostacoli Alto Vicentino, Pro Vercelli e Juve Stabia, si sono divertiti a far fare figuracce imbarazzanti a Palermo (battuto 3-2), Genoa e ora Spezia, due club di A e uno di B. Senza dimenticare la classifica del gruppo A di Lega Pro, dove l’Alessandria è al secondo posto dietro il Cittadella.

Nel segno del “Golden Boy”. Oggi i “nipotini” di Gianni Rivera (soprannominato anche “Abatino” dal grande Gianni Brera) stanno facendo impazzire una città di 94mila abitanti: martedì 1 marzo l’Alessandria, dopo tanti anni di Serie C (oggi Lega Pro) e alcuni fallimenti societari, giocherà a San Siro contro il Milan per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia. Favole che solo il calcio sa regalare. Fiabe desuete da noi rispetto alle Coppe Nazionali degli altri Paesi europei. Purtroppo, però, la gara di andata in programma tra una settimana (il 26 gennaio), l’Alessandria sarà costretta a disputarla all’Olimpico di Torino e non nel fortino “Moccagatta”; stadio che prende il nome dallo storico presidente Giuseppe Moccagatta, ex sindaco di Alessandria morto nel 1946. Dunque, il club piemontese e i suoi tifosi non avranno la festa che avrebbero meritato. Il “Moccagatta” infatti, è un impianto omologato per 5.827 spettatori, può garantire sicuramente un’atmosfera suggestiva, ma non ha le misure di sicurezza.

Il colpaccio in Liguria, gli alessandrini espugnano 2-1 La Spezia. Premessa statistica  e storica: un’impresa del genere era già riuscita al Bari nel 1984, era in Serie C e conquistò le semifinali di Coppa Italia dove fu fermato dal Verona. Siamo certi che l’ex difensore della Lazio Angelo Gregucci, attuale allenatore dell’Alessandria, firmerebbe per ripetere quella stagione dei pugliesi, battuti sì dall’Hellas, ma poi promossi in B. La prima pagina della serata se la prende ancora Riccardo Bocalon, autore di un’altra doppietta decisiva come negli ottavi contro il Genoa; un cameo se lo guadagna Filippo Boniperti, nipote d’arte (nipote dell’ex calciatore e presidente juventino) tormentato dalla pubalgia entrato al 90′. Ma, il merito è soprattutto di Angelo Gregucci, uno che ha lavorato pure al Manchester City con Mancini e che ha raccolto l’eredità di Beppe Scienza a fine settembre (nella foto LaPresse-Gazzetta dello Sport: la gioia della squadra alessandrina a fine partita).

Gregucci: “Per Morosini”. Commovente a fine partita l’allenatore dell’Alessandria: “È stata una serata meravigliosa, la voglio dedicare a Piermario Morosini (Gregucci allenò a Vicenza il giocatore morto in campo con la maglia del Livorno). A San Siro andremo con le scarpe di ghisa”. Luca Di Masi, presidente più giovane di Gregucci, è arrivato da Torino (ed è tifoso granata) poco meno di tre anni fa. “Per vincere”, ha sempre detto. Nella scorsa stagione si prese l’illusorio titolo d’inverno, che in primavera si trasformò in un inutile quinto posto. Ora l’inverno gli ha regalato un altro sogno. Una favola tutta “grigia”.

 

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