A RUOTA LIBERA/ Rubrica (n.130) di LUCIO DE SANCTIS

di LUCIO DE SANCTIS

Analisi del Salone – Il Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino 2017 ha registrato la presenza di un pubblico di 700.000 persone che, nei 5 giorni di manifestazione, hanno visitato l’esposizione e gli oltre 15 eventi collaterali che hanno dato vita a un’edizione del Salone diffusa, che ha interessato piazze e vie di Torino, coinvolgendo la città in una vera e propria festa dell’automobile. Il flusso all’interno del Parco del Valentino è stato calcolato sui cinque giorni di durata dell’evento, tenuto conto di uno scarto del 10% per escludere gli eventuali errori dovuti a passaggi multipli delle persone.

Ne è conseguita un’analisi approfondita della profilazione dei visitatori, a cominciare dalla provenienza, con il 32% che arriva da fuori Torino, quindi 224.000 persone provenienti dal resto d’Italia. Suddivisi per regione, nello specifico il pubblico del Salone dell’Auto di Torino proviene da: Piemonte 515.000, Lombardia 95.000, Liguria 21.000, Emilia Romagna 14.000, Lazio 12.000, Veneto 9.500, Toscana 6.500, Sicilia 6.300, Puglia 4.500, Valle d’Aosta 3.000, Campania 2.500, Marche 1.700, Calabria 1.700, Friuli-Venezia Giulia 1.500, Umbria 1.400, Trentino Alto Adige 1.300, Sardegna 1.300, Abruzzo 800, Basilicata 500, Molise 350.

Approfondendo il dato, si analizza la provenienza per capoluoghi di provincia e per le principali province italiane: Milano 24.000, Roma 5.820, Genova 5.148, Bologna 2.842, Verona 2.061, Aosta 1.800, Firenze 1.683, Bari 1.400, Palermo 1.064, Padova 900, Napoli 880, Reggio Calabria 608, Perugia 512, Cagliari 488, Ancona 380, Potenza 324, Trieste 280. Scorrendo l’elenco fino al fondo si registrano presenze anche da Crotone (30), Isernia (45), Vibo Valentia (66) e Fermo (27).

Se tutte le 102 province italiane erano presenti, nessuna esclusa, da rilevare anche un’ampia provenienza internazionale, con oltre 2300 persone da 31 nazioni. Dalla Gran Bretagna l’esodo più importante, in termini di numeri, con 310 appassionati. Seguono la Germania, con 160, i Paesi Bassi, 120, la Svizzera con 80 visitatori e Francia, 70 e tutti gli altri paesi UE. USA, Canada, Argentina, Australia, Messico, Brasile, Guatemala, Israele, India, Cina e Sud Corea sono i Paesi extraeuropei da cui sono partiti gli oltre 450 turisti dell’automobile che non hanno voluto mancare all’appuntamento con il Salone dell’Auto di Torino.

L’auto cresce nel mondo – Il mercato automobilistico torna a crescere; nel 2016 sono state vendute a livello mondiale 91 milioni di auto (e Vcl) rispetto ai 62,2 del 2009 (+45%) con la prospettiva di superare i 100 milioni nel 2020. Inoltre risulta che 9 consumatori su 10 sono ancora sedotti dall’oggetto automobile e che nel nostro Paese l’auto piace se “km zero” con oltre 1,8 milioni di veicoli immatricolati e un incremento delle vendite rispetto al 2015 (+27,2%). Spostando l’orizzonte al 2030, i consumatori prevedono una rivoluzione nelle motorizzazioni: per il 39% l’ibrido sarà la prima forma di trazione, seguito dall’elettrico (17%) e dalla benzina (11%). Solo per il 10% degli italiani, il motore a gasolio è destinato a sopravvivere. E’ la fotografia, scattata dall’Osservatorio Auto Findomestic 2017 e diffusa dall’Ansa, del mercato automobilistico mondiale per cui “alla base della ripresa” c’è il rapporto indissolubile tra consumatori e auto, un bene che ancora oggi suscita forti sentimenti e forti passioni. Per l’88% degli oltre 8500 consumatori intervistati in 15 Paesi l’auto rimane uno strumento indispensabile, percentuale che sale al 90% per il mercato italiano. Poi ci sono il senso di libertà, per l’88% degli automobilisti nella media mondo e per l’87% degli italiani, e il risparmio di tempo che l’auto garantisce secondo il 93% degli italiani e mediamente degli automobilisti internazionali. Inoltre l’83% degli italiani dichiara di amare stare al volante (84% internazionale). Giappone (66%) e Stati Uniti (69%) mostrano maggiore indifferenza.

Recupera il mercato UE – Dopo il calo del 6,6% di aprile, recupera prontamente il mercato dell’auto nell’Unione Europea. Con 1.386.818 immatricolazioni mette infatti a segno in maggio una crescita del 7,6%. Il consuntivo dei primi cinque mesi chiude invece con 6.719.209 immatricolazioni con una crescita del 5,3% che è compatibile con l’ipotesi che il mercato dell’intera Unione chiuda il 2017 sui livelli ante-crisi (15.574.000 unità nel 2007). Se sarà così, saranno occorsi dieci anni per recuperare l’impatto negativo della crisi iniziata nel 2008: un tempo incomparabilmente più lungo di quello impiegato dagli altri grandi mercati mondiali. Come è noto, la crisi delle vendite di auto nell’Unione è stata particolarmente dura e lunga per effetto delle politiche di austerity imposte da Bruxelles ai paesi della fascia meridionale della zona euro.

Pochi i post Euro 3 – In Italia gli autocarri per trasporto merci e gli autobus in circolazione post Euro 3 (ovvero che appartengono alle categorie emissive Euro 4, 5 e 6) sono 1.429.273, e cioè il 35,4% del totale. Nel 2010 gli autocarri per trasporto merci e gli autobus in circolazione appartenenti alle categorie emissive post Euro 3 erano 929.361, e cioè il 22,8% del totale. Tra il 2010 ed il 2015, quindi, vi è stata una crescita del parco circolante di autocarri e autobus post Euro 3, crescita che è stata del 53,8%. Il dato emerge da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Aci.

Nel dettaglio, la regione in cui c’è stato il maggior aumento dei mezzi pesanti per trasporto di merci e persone post Euro 3 in circolazione è stato il Trentino Alto Adige (+233,5%), seguito da Sicilia (+77,3%) e Basilicata (+76,2%). In coda a questa graduatoria troviamo Valle D’Aosta (+30,4%), Toscana (+22,3%) e Lazio (+16%). Sono solo sei le regioni in cui l’aumento fatto registrare è inferiore a quello medio registro nell’intero Paese. In tutte le altre le percentuali di crescita sono maggiori della media nazionale. I dati della ricerca confermano quindi che c’è ancora in circolazione nel nostro Paese una massa di autocarri e di autobus datati, immatricolati prima dell’entrata in vigore della normativa Euro 4, che è avvenuta nel 2006.

ACI: troppe multe – In Italia le multe sono in crescita. Nel 2016 gli automobilisti hanno dovuto sborsare 1,7 miliardi di euro in contravvenzioni, l’80% delle quali emesse dalle polizie locali. Sul trend è intervenuto l’Automobil Club Italia con un duro comunicato. “Adesso basta con questa valanga di multe che tradiscono lo spirito del Codice della Strada. È arrivato il momento di intervenire”, l’Aci si riferisce, fra l’altro, a quei Comuni che piazzano “falsi cartelli di controllo elettronico della velocità per rendere invisibile quello che poi ti falcia e autovelox a 3 metri di altezza su un palo mezzo nascosto a bordo carreggiata”.

“Il fenomeno delle multe vessatorie per far cassa non deve accadere più: metteremo a disposizione dei cittadini il numero del soccorso stradale ACI per raccogliere le segnalazioni, invitandoli a scattare foto geolocalizzate con il telefonino. A quel punto verificheremo noi la segnalazione, e siamo pronti a fare ricorsi collettivi per costringere chi ha incassato in questo modo a restituire i soldi ai cittadini

Autotrasporto, tutti i numeri –  L’autotrasporto italiano sta cambiando volto: la crisi economica è stata molto pesante ed è arrivata quasi contemporaneamente l’apertura delle frontiere e l’avvento della concorrenza da parte dei vettori dell’Est. Tutti fattori che hanno inciso profondamente: dal 2010 sono scomparse quasi 17.000 aziende (-15%). Il maggior tributo è stato pagato dalle imprese individuali (-20.000 unità), mentre sono cresciute Spa e forme aggregative come cooperative e consorzi. Un segnale di coesione che l’autotrasporto non aveva mai dato prima: il mondo dei “padroncini” si ritrova più debole, mentre aziende strutturate si fanno largo per affrontare situazioni più complesse, in cui l’Europa fa da padrona nel bene e nel male.

È quanto emerge in sintesi dal volume «Un ritratto in cifre: 100 numeri per capire l’autotrasporto» di Deborah Appolloni (ha collaborato Maria Carla Sicilia), edito da Federservice (editore di Uomini e Trasporti), presentato questa mattina a Roma nell’ambito di un convegno presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a cui hanno partecipato le maggiori associazioni del settore, tra cui Anita, Assotir, Confartigianato Trasporti, Fai-Conftrasporto, Fedit, Fiap e Legacoop

Traffico: più pesanti meno auto – Nei primi tre mesi del 2017 in Italia il traffico di veicoli pesanti in autostrada è aumentato del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2016. Questo dato, elaborato da Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) e reso noto dal Centro Ricerche Continental Autocarro, conferma la ripresa in atto nel settore del trasporto di merci e persone nel nostro Paese. Allargando, invece, il raggio di interesse anche agli spostamenti dei mezzi leggeri, la tendenza alla crescita registrata per i mezzi pesanti non trova conferma. Infatti il traffico di mezzi leggeri in autostrada nel primo trimestre 2017 è calato dell’1,5% rispetto al 2016. Sommando entrambe le categorie di mezzi si ottiene una situazione di sostanziale parità tra il traffico in autostrada registrato quest’anno e quello registrato l’anno scorso.

Se si considera il solo mese di marzo la differenza tra l’andamento del traffico di veicoli pesanti e quello del traffico di veicoli leggeri è ancora più evidente. Infatti a marzo il traffico di veicoli pesanti in autostrada è aumentato del 7,4%, mentre quello di veicoli leggeri è calato del 4%.

Rimorchi bene a maggio – A maggio 2017, sono stati rilasciati 1.951 libretti di circolazione di nuovi autocarri (+2,5% rispetto a maggio 2016) e 1.375 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, ovvero con ptt superiore a 3.500 kg (+24,5%), suddivisi in 154 rimorchi (+58,8%) e 1.221 semirimorchi (+21,3%).

Nel periodo gennaio-maggio 2017, sono stati rilasciati circa 10.246 libretti di circolazione di nuovi autocarri, il 25,8% in più dell’analogo periodo del 2016, e 7.769 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti (+25,9% su gennaio-maggio 2016), così ripartiti: 654 rimorchi (+40,6%) e 7.115 semirimorchi (+24,7%).

A maggio, il mercato ha sicuramente continuato a beneficiare degli effetti positivi del superammortamento al 140% per i beni strumentali d’impresa, mentre essendosi concluse a metà aprile le misure del decreto 2016 per gli investimenti a favore delle imprese di autotrasporto, è incominciata l’attesa per la pubblicazione del nuovo provvedimento.

A partire dagli ottimi risultati che le agevolazioni degli ultimi anni hanno avuto sulla ripresa della produzione industriale e sul rinnovo delle flotte, ANFIA ribadisce l’importanza di puntare sulla diffusione dei veicoli ad alimentazione alternativa – al fine di aumentarne la quota sul circolante – e dei rimorchi e semirimorchi per l’intermodalità con dispositivi innovativi, con evidenti benefici per l’ambiente e la sicurezza.

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