A Bologna patto per gli appalti tra Comune, sindacati e imprese su trasparenza, qualità e diritti (compreso l’art. 18)

REDAZIONE/

L’occasione è stata offerta dalla necessità di una normativa concordata e trasparente per gli appalti del Comune di Bolognae delle sue società controllate; il risultato è consistito nell’adozione di garanzie sia per l’ente appaltante, sia per le imprese appaltatrici, sia per i loro dipendenti. In particolare a questi ultimi viene assicurato anche il rispetto dell’articolo 18 con un superamento dichiarato del Jobs act. Soddisfatti, dunque, i sindacati e soddisfatto il promotore dell’accordo, il sindaco di Bologna, Virginio Merola. Il quale sottolinea che  “è stata accolta la proposta che avevo lanciato in marzo alla manifestazione di don Luigi Ciotti”, quando dal palco di Libera  aveva annunciato un testo che puntasse sulla legalità negli appalti , un testo che – afferma – può essere esteso anche agli altri comuni della città metropolitana.

Nel patto triennale, sottoscritto dal Comune con sindacati, industriali, costruttori, cooperative e artigiani – che sostituisce quello firmato nel 2005 dall’allora sindaco Sergio Cofferati (ex segretario della Cgil) con i soli sindacati – si punta su legalità, tutela del lavoro, tempi certi per il pagamento alle aziende e sostegno alle imprese di qualità. Si prevede in particolare il superamento delle gare al massimo ribasso “in favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa che riserva meno peso al prezzo delle offerte”, e poi il riconoscimento nei bandi di gara del “rating di legalità delle imprese”, con possibilità persino della co-progettazione del welfare con utenti e aziende del settore, il cosiddetto “sistema-Brescia”.

Viene inoltre inserito un “curriculum di reputazione” per premiare le imprese più virtuose, dove al capitolo lavoro si prevede il rispetto dei contratti nazionali e della clausola sociale, che garantisce in caso di cambio d’appalto il mantenimento di tutti i dipendenti, con più punti a chi assume lavoratori svantaggiati. Ma soprattutto con il “mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive di provenienza dei lavoratori”, incluso – dunque – l’articolo 18.

Ciò fa dire al sindacato che “il Jobs Act qui è stato neutralizzato” e all’assessore Lepore che Bologna punta su “appalti di qualità”: un modello che potrebbe essere adottato anche dalla Regione, presieduta dal neorenziano Bonaccini.

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