Sperare
in Draghi

30 agosto 2009

Sta venendo fuori, a passi felpati ma con una sicumera formidabile, l’uomo cui legare i destini di un Paese ora nelle mani di inaffidabili “cazzuolanti” tra quanti dovrebbero, semmai, realizzare edifici architettonicamente gradevoli e strutturalmente robusti? C’è, almeno, da augurarselo dinanzi ai positivi riscontri incontrati dal franco, concreto, incisivo intervento, per buona parte “a braccio”, del Governatore di Banchitalia Mario Draghi (“Repubblica” ha parlato di trionfo; Vittadini, di Fondazione per la Sussidiarietà, ha detto di lui come di “una riserva della Repubblica“ e il sondaggista Piepoli come di “un Ciampi del futuro”), nel convegno “Una strada per l’Italia”, cui partecipava anche il candidato alla segreteria Pd, Pierluigi Bersani, nell’ambito del meeting dell’Amicizia, a Rimini. Per lui applausi corali, senza riserve, da una platea in cui l’uditorio folto e attento non ha potuto ignorare la grande levatura politica di un discorso che, tutto sommato, suonava pure come monito per il governo italiano, cui ha indicato la via (irta di difficoltà) da seguire, per intercettare la possibile ripresa del 2010. Lega o non Lega, ha parlato degli immigrati e del Sud Italia come risorse, delle riforme da portare avanti in termini bipartisan, della contrattazione di secondo livello (e non gabbie salariali). Con chiarezza e assoluta
convinzione. Da qui le ovazioni altrettanto chiare, convinte. Insomma, l’alternativa al “pensiero unico” c’è.

Lascia un Commento

Articoli correlati


Archivio articoli