Dubbi sul suicidio di Vanacore
19 marzo 2010
Il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo del portiere Pietrino Vanacore- il primo ad aver trovato il corpo senza vita di Simonetta Cesaroni (secondo la ricostruzione del pm) – ha riscontrato delle anomalie nel suicidio dell’uomo. In una intervista al Giornale il medico, dice che questo «presenta davvero tanti lati oscuri». Di certo, dice, «non è in dubbio la morte per annegamento», ma «suscita qualche dubbio la decisione di lasciarsi andare in quel tratto di mare» dove poteva essere facile salvarsi, perché «di solito una persona che intenda suicidarsi preferisce non correre il rischio» che «prevalga l’istinto di sopravvivenza». Non è «comune», poi «la lucidità mostrata da Vanacore nel predisporre il suicidio, il modo in cui si è premurato di far ritrovare il corpo legandosi una caviglia con una fune fissata a un albero». Quanto al veleno, un anticriptogamico che Vanacore avrebbe ingerito, fatto che sarà accertato dall’esame tossicologico, «può essere servito da narcotizzante»: questo, conclude l’esperto, spiegherebbe anche «la zeppola e i due bocconi di pane, mangiati prima e subito dopo» l’assunzione del veleno, «forse per cancellare il sapore sgradevole ed evitare il vomito. In ogni caso sono in corso altri accertamenti».
Già nei giorni scorsi gli inquirenti avevano fatto notare l’anomalia dell’altezza dell’acqua, circa un metro, troppo bassa per rendere plausibile un annegamento.
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