L’Iran minaccia: l’11 febbraio schiaffo all’occidente
8 febbraio 2010L’11 febbraio, anniversario della cacciata dello Scià, l’Iran regolerà i conti con l’Occidente e con l’opposizione interna. Lo ha promesso la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, in un discorso rivolto all’aviazione militare iraniana. “Il 22 del calendario Bahman – ha spiegato – la Nazione iraniana, unita e con la grazia di Dio, sferrerà un cazzotto tale all’arroganza dell’Occidente, che lo lascerà stordito”. Che cosa intenda di preciso Khamenei, ovviamente, non è chiaro; quel che è certo è che il regime ha messo in cantiere una serie di solenni cerimonie e, per evitare sorprese, ha avviato un’operazione su larga scala di rastrellamento della dissidenza, impegnata a preparare le contromanifestazioni di giovedì.
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In un editoriale intitolato “Violenza in nome di Dio”, Mike Royko, rivolgendosi ipoteticamente a Dio, ha detto quanto segue a proposito delle religioni del mondo: “Ti esprimono la loro devozione scannandosi a vicenda a centinaia. Suppongo siano convinte che, se una parte riesce a far fuori l’altra, sarà una prova che il suo modo di adorarti è giusto”. Egli ha detto che, mentre il papa si presenta come uomo di pace, “i suoi seguaci, quando gli animi si riscaldano, sono capaci, come si sa, di spargere milioni di litri di sangue”. E quando l’ex presidente degli Stati Uniti Carter osservò che ‘il mondo era impazzito’, aggiunse: “Le profonde convinzioni religiose, che dovrebbero unire gli uomini in un vincolo d’amore, spesso sembrano essere una componente della follia e dell’omicidio”.
“LE GUERRE avendo origine nello spirito degli uomini, nello spirito degli uomini si debbono costituire le difese della pace”. (Preambolo dell’Atto costitutivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) Sulla base di questa dichiarazione, nel 1993 più di 500 esperti presenti a una conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo hanno valutato il ruolo della religione nell’erigere tali difese.
Il moderatore della conferenza, Jonathan Granoff, rappresentante di un’organizzazione forense (Lawyers’ Alliance for World Security), ha detto: “Gli attuali conflitti religiosi ed etnici vanno oltre i limiti del comportamento civile, e forse anche oltre quelli della sanità mentale”. Durante la conferenza sono state appropriatamente citate le parole di John Kenneth Galbraith: “Sono state uccise più persone nel nome della religione che in tutte le guerre e le calamità naturali messe insieme”.
Il dott. Seshagiri Rao ha detto: “Si presume che i medici curino la gente e non che diffondano le malattie. Non viene spontaneo pensare che le tradizioni religiose alimentino l’odio e i conflitti violenti. Le religioni dovrebbero lavorare per la riconciliazione. In pratica, però, spesso le religioni hanno agito e tuttora agiscono come forze divisive”.