Mafia, Ciancimino accusa Forza Italia e consegna la lettera «per Berlusconi»
8 febbraio 2010
Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, è tornato nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo per continuare a deporre nel processo in cui l’ex comandante del Ros, Mario Mori, e l’ex colonnello Mauro Obinu, sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995 dopo le segnalazioni di un confidente. Ciancimino ha portato con sé vari documenti per consegnarli al pm, e anche un passaporto intestato a suo figlio dieci giorni dopo la nascita, e del quale aveva parlato nella precedenza udienza sostenendo che il documento gli venne rilasciato grazie a «Franco», l’ancora non identificato agente dei servizi segreti che fin dagli anni ‘70 manteneva contatti con Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo. Massimo Ciancimino ha presentato il documento per dimostrare come l’ottenne.
Forza Italia e la trattativa – Durante la sua deposizione, Ciancimino ha dichiarato che «Forza Italia è il frutto della trattativa» tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ‘92». A riferirglielo sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall’altro.
Il pizzino – In aula a Palermo Massimo Ciancimino ha consegnato a sorpresa una lettera che sarebbe stata scritta dal padre e indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, di cui i pm e la difesa non erano a conoscenza, è stato ammesso dai giudici. La lettera, che sarebbe stata redatta da Vito Ciancimino e indirizzata a Dell’Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi, è la rielaborazione di un «pizzino» scritto da Provenzano e già agli atti. Nella lettera c’è una parte che coincide con quella scritta dal boss e relativa a un tentativo di intimidazione al figlio di Berlusconi e alla necessità che il politico metta a disposizione alcune sue reti tv. Nella rielaborazione di Ciancimino, però, c’è una parte nuova in cui si legge: «Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni». Secondo il testimone, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia al premier. L’ex sindaco lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.
Il ministro Alfano – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, difende Forza Italia dalle accuse fatte da Massimo Ciancimino, durante una sua deposizione a Palermo: “Forza Italia non ha mai avuto collegamenti con la mafia” ha detto il ministro che poi ha aggiunto: ”C’e’ un tentativo di delegittimazione dell’azione del Governo Berlusconi sempre in prima linea nella lotta a Cosa Nostra”.
La Lega in silenzio. Casini: “Falsificazione” – Nesun commento ufficiale da parte della Lega alle dichiarazioni di Ciancimino. A difesa del premier, oltre al Pdl, si è schierato anche l’Udc: «Ritenere che Forza Italia sia un prodotto della mafia — dice Pier Ferdinando Casini — significa non solo offendere milioni di elettori, ma soprattutto falsificare profondamente la realtà. Non ha futuro un Paese in cui la politica si fa usando queste armi».
Più moderato il Pd – «Lasciamo lavorare la magistratura — dichiara il responsabile giustizia del partito, Andrea Orlando—che saprà discernere nelle dichiarazioni di Ciancimino e restituirci un quadro certo su uno dei momenti più difficili e opachi della nostra storia recente».
Idv – Antonio Di Pietro definisce il governo «paramafioso » e aggiunge: «Non è solo Ciancimino che lo dice ma sono in tanti».
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Quanto di vero e di falso ci sia nella deposizione di Massimo Ciancimino saranno gli inquirenti a stabilirlo, ma fa sorridere il fatto che nessuno conosca la vera identità di “Franco. Anche nei servizi segreti dovrebbe esistere una filiera di comando, chi sta sopra e chi sta sotto, chi ordina e chi esegue. Questo “Franco” aveva un superiore? Se non lo aveva significa che era uno spione di altissimo livello, forse un capo, o forse il capo dei capi, insomma qualcuno così in alto da poter agire in piena libertà e autonomia, senza il dovere di informare chicchessia. Anche in questo caso non dovrebbe però essere difficile scoprire la sua identità, ma si sa che gli 007 hanno la cattiva abitudine di fare ciò che non dicono e dire ciò che non fanno, per cui “Franco” rimarrà per sempre uno spione ignoto. Con buona pace degli inquirenti che cercano la verità e il compiacimento degli inquisiti che sperano non emerga mai.