La trans China ritratta: “Marrazzo non ha mai dato 30mila euro a Brenda”
2 dicembre 2009Nuovo colpo di scena nel caso della morte di Brenda, la trans coinvolta anche nello scandalo Marrazzo, trovata morta il 20 novembre nel suo monolocale di Via Due Ponti. China, la sua migliore amica, dovrà lasciare l’Italia entro cinque giorni.
Stamattina è stata processata per direttissima perché non aveva obbedito all’obbligo di lasciare l’Italia impostogli lo scorso 20 novembre. La trans, pur essendo intima di Brenda, non è stata considerata testimone di giustizia come lo è Natalie per il tentativo di estorsione all’ex governatore del Lazio. Stamattina gli investigatori hanno sentito per l’ultima volta China. E la trans brasiliana non ha confermato ai magistrati quello che ha detto a Porta a Porta. Quei famosi trentamila euro che Marrazzo avrebbe dato a Brenda non sono mai esistiti. Eppure la trans ha detto ai microfoni di Rai Uno di averli toccati, cosa che poi ha ritrattato davanti ai pm.
Intanto gli investigatori hanno una nuova testimonianza su cui basare le loro indagini. Un superteste ha detto alla trasmissione “Chi l’ha visto?” che tre uomini aspettarono Brenda a casa sua nella notte tra il 19 e il 20 novembre. Testimonianza che viene considerata verosimile dall’avvocato Valter Biscotti che assiste la famiglia della trans morta.
La mamma di Brenda, all’anagrafe Wendell Mendes Paes, è arrivata in Italia, e nei giorni scorsi si è recata in via Due Ponti e all’obitorio per il riconoscimento della figlia. E ieri ha parlato ai microfoni di “Porta a Porta”. «L’unica cosa che so è che mio figlio non si sarebbe mai suicidato», ha detto convinta, stretta nel suo dolore, Azeneta Mendes Paes. «È cresciuto in una famiglia evangelica – ha raccontato la donna – e da sempre aveva la convinzione che un giorno avrebbe chiesto perdono per quello che ha fatto. Era allegro, voleva vivere e amava la vita: non so cosa sia successo – ha concluso – ma voglio che la giustizia lo scopra». Intanto, durante la trasmissione di Vespa, sono trapelati i primi risultati degli esami tossicologici effettuati sul corpo del transessuale morto lo scorso 20 novembre. Brenda era ubriaca, ma non era drogata ed è morta per aver respirato ossido di carbonio per alcuni minuti. Ma non solo. Secondo il servizio, nel corpo del transessuale brasiliano sarebbero state individuate tracce del tranquillante Minias, ma non in quantità tali da portare alla morte. «Mi disse che a dicembre sarebbe tornato in Brasile», ha aggiunto la madre di Brenda, «voleva tornare dalla sua famiglia e vedere la sua nipotina per la prima volta. Lui è andato via dal Brasile a 20 anni e da sei anni viveva a Roma». La donna ha raccontato di essere a conoscenza del fatto che il figlio fosse un transessuale «e che viveva di questo. Gli ho chiesto più volte di cambiare vita e di tornare in Brasile a costruirsi un futuro». «L’ho sentito l’ultima volta telefonicamente a luglio. Era diverso, sembrava spaventato al punto che mi disse: “Mamma, stai attenta, che in qualsiasi momento posso tornare in Brasile”», ha aggiunto la madre di Brenda. Nel corso dell’intervista con Bruno Vespa, la madre della transessuale morta ha raccontato che Brenda «è cresciuto come un bambino qualsiasi, che amava giocare e studiare e che a 16 anni ha manifestato i primi interessi sessuali diversi. A 17 anni è andato a vivere a San Paolo e si faceva chiamare Brenda». La mamma ha spiegato che per lei il figlio è sempre rimasto Deu: «Non mi ha mai chiesto di chiamarlo Brenda» ha detto, spiegando che il corpo del figlio sarà sicuramente seppellito in Brasile.
L’avvocato della signora Mendez Paes ha chiesto che il comune di Roma si faccia carico delle spese di trasporto della salma: «Una richiesta al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, affinché con un gesto di solidarietà, vicinanza e umanità faccia in modo che la famiglia possa ricongiungersi in Brasile. Chiediamo che il Comune si occupi delle spese per il rimpatrio della salma di Brenda; un gesto simbolico da parte di Roma, città di cui Deu (Brenda, ndr.) era cittadino». Richiesta che Alemanno ha subito preso al volo: «Se il Comune dovrà fare qualcosa per un fatto di umana e cristiana pietà lo farà sicuramente».
Eloisa Covelli
Sequestrati gli abiti di Barbara
Sono stati sequestrati gli abiti che la transessuale Barbara indossava la sera in cui è stata uccisa Brenda, il viado coinvolto nell’inchiesta sul cosiddetto caso Marrazzo. Tra gli indumenti sequestrati dalla squadra mobile, diretti da Vittorio Rizzi, anche un cappotto: saranno ora analizzati per verificare l’eventuale presenza di fuliggine o di altri residui chimici o biologici compatibili con la scena del presunto omicidio di Brenda, il monolocale di via Due Ponti. La notte tra il 19 e il 20 novembre scorso, giorno della morte del viado Barbara chiamò alle 3.30 un taxi dando come riferimento la sua abitazione che è molto vicina a quella dell’altro trans. L’incendio nel monolocale divampò intorno alle 4, Brenda tornò a casa intorno alle 2 e Barbara sarebbe stata l’ultima persona a vedere ancora viva il viado. Barbara nell’estate scorsa denunciò, insieme ad un altro trans, Brenda per estorsione. Sembra che in seguito i rapporti tra le due fossero tornati sereni. Ma anche su questo vertono le indagini di chi indaga. Intanto il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno interrogando Barbara. Si tratta della seconda audizione della trans davanti ai magistrati. Il viado era già stato sentito dai pm lunedì scorso. Dopo Barbara sarà sentita un’altra trans, Claudia.
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