«Il pc sotto l’acqua era un messaggio: lavatevi di tutte le immagini hard»
25 novembre 2009
Ne è certa Vladimir Luxuria, dalle sue fonti apprende che Brenda fosse una “mamà” di Via Due Ponti. Il termine indica in portoghese quei trans brasiliani che oltre a vivere di prostituzione vivrebbero anche di ricatti ed espedienti. Per l’ex onorevole non ci sono dubbi che l’uccisione di Brenda abbia un chiaro significato: lavate i vostri pc da immagini e video se non volete fare quella fine.
Al di là delle supposizioni, però, solo il lavoro degli investigatori ci potrà far conoscere la verità. E’ un lavoro certosino quello dei tecnici della procura, che stanno recuperando ogni file, ogni cartella cancellata dal pc di Brenda, la trans trovata morta nel suo monolocale all’alba di venerdì scorso. I dati, infatti, pur eliminati dal portatile lasciano una traccia, grazie alla quale è possibile farli affiorare di nuovo. C’è grande attesa sui risultati dei tecnici, perché dentro quei file ci potrebbe essere la chiave di risoluzione del giallo. Brenda aveva girato, infatti, un secondo video di Marrazzo, e aveva detto agli investigatori di averlo cancellato per paura. Sui suoi cellulari non c’era traccia, lo hanno verificato gli inquirenti dopo l’arresto dei carabinieri accusati di estorsione nei confronti di Piero Marrazzo. E a casa sua, allora, non avevano trovato un pc, che invece è riaffiorato sotto l’acqua del rubinetto il giorno della morte. In quel computer potrebbero esserci non solo i segreti di Marrazzo, ma anche quelli degli altri suoi clienti illustri. Potrebbe essere questa la causa della morte di Brenda? Forse era lei l’intermediario tra i clienti e Cafasso? E’ presto per dirlo secondo la procura. Bisogna prima vedere cosa c’è in quei 100 gigabyte di memoria del suo pc, un apparecchio di cui era gelosissima e che non faceva toccare a nessuno. E poi bisognerà aspettare anche i dati farmacologi per chiarire il mistero della sua morte. La trans infatti era sicuramente viva quando è scoppiato l’incendio, ma è rimasta immobile fino a morire d’asfissia per il fumo scaturito dalle fiamme.
La sua morte ha portato a galla quella del pusher Rino Cafasso, morto di infarto per un’apparente overdose in un motel della Salaria il 12 settembre, quindi più di un mese prima che il caso Marrazzo venisse allo scoperto. L’autopsia non lascia dubbi che la sua sia stata una morte da infarto, ma i test farmacologici, che sono molto lunghi, e di cui solo ora si hanno i primi risultati, parlano di un’overdose “particolare”. Nel sangue del pusher non è stata trovata solo cocaina, di cui faceva abitualmente grande uso, ma anche probabilmente una grande quantità di eroina “camuffata”, cioè trattata in modo da sembrare la classica polvere bianca. Il mix è stato fatale e lo sarebbe stato per chiunque nelle sue condizioni, era infatti cocainomane, obeso e diabetico. La compagna Jennifer, che era nel suo letto durante la morte, e che ha dato l’allarme con un grosso ritardo, ne avrebbe presa una piccola quantità perché insospettita dal “sapore amaro”. E’ strano che un esperto di droga come Cafasso fosse incappato in una partita di droga tagliata male, così come è strano che lui quel giorno si sia rivolto a un nuovo spacciatore, un maghrebino, di cui non si sa ancora molto. La posizione di Jennifer in questa storia sembra chiara agli inquirenti. Nei suoi confronti non intendono procedere per omicidio volontario, né intendono interrogarla un’altra volta. Ha già detto ai procuratori tutto quello che sapeva.
Intanto la “comunità trans” continua a fare le sue ipotesi. Mentre China, la migliore amica di Brenda, non crede nell’idea del complotto, e in maniera forse troppo appariscente, dice che si sia trattato solo di un incidente. Ora Natalie, la trans “preferita” da Piero Marrazzo, parla invece di un possibile movente che avrebbe mosso la mano dell’eventuale killer di Brenda. «Su Cafasso non so dire niente ma certo la morte di Brenda è strana, – dice Natalie a “Porta a Porta” ieri sera- certamente altri potevano avere interesse che sparisse perché spesso quando era ubriaca rapinava i clienti, li trattava male e chiedeva i soldi ai trans». Certo Brenda non era ben voluta nel suo quartiere, veniva descritta come una brava persona dalle sue vicine, ma pronta a diventare una belva aggressiva, quando era in preda ad alcol e droga. E lo era spesso. E poi c’era la rivalità con le trans di Via Gradoli. China e le altre amiche di Brenda vivono in squallidi tuguri a Via dei Due Ponti, e battono sulla Flaminia. Natalie e le sue amiche abitano invece a Via Gradoli, in appartamenti di 900 euro d’affitto al mese, dotati di tutti i comfort e puliti e loro, le trans “parioline”, si prostituiscono solo in casa e solo in orari diurni. Con clienti scelti e abituali. La rivalità tra le due bande era molto alta, e poi, a detta di Natalie, le altre trans le volevano rubare “Marrasso” come lo chiama lei.
Certo è che il pusher Cafasso fosse di casa in entrambi i luoghi e potesse agire liberamente. Sia da Natalie che a Via Due Ponti, era lui che forniva la droga alle trans e che prendeva poi una percentuale sulle prestazioni. Quindi sapeva perfettamente chi entrava o usciva da quelle case. E con i suoi segreti avrebbe potuto tenere sotto scacco la borghesia romana.
Eloisa Covelli
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