Richiamo all’ordine

24 novembre 2009

Berlusconi dal Quatar annuncia: parlerò agli italiani. Ancora una volta il Cavaliere dovrà affidarsi al suo carisma e alla sua abilità da provetto demagogo per far uscire il centrodestra dal groviglio delle polemiche di quest’ultima settimana. E ancora una volta proverà a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema giustizia e sulla “persecuzione” di cui sostiene di essere oggetto ad opera dei magistrati. Ma questa volta il compito si profila più difficile, a meno che gli attacchi concentrici su Tremonti – che hanno avuto ed hanno come capofila Renato Brunetta – non siano stati concordati e non rientrino in un disegno ben preciso: scaricare sul ministro dell’Economia tutti i rifiuti che vengono opposti dal governo alle sollecitazioni inevase nei vari settori per “mancanza di mezzi finanziari”: difesa, sicurezza, fisco, istruzione e, dulcis in fundo, giustizia. Infatti ora anche il ministro Alfano – come i suoi colleghi La Russa per la difesa, Gelmini per la scuola, Maroni per la polizia, e Brunetta per l’economia – attribuisce alla stretta dei cordoni della borsa le difficoltà nell’attuazione dello snellimento dei processi. Il che è vero in parte, ma è in contrasto con quanto finora affermato da Berlusconi, e cioè che la colpa della lentezza della giustizia sarebbe da attribuire prevalentemente ai giudici. Il quali restano nel mirino del presidente del Consiglio, tanto che finiscono in secondo piano le due cause principali della lunga durata dei processi: farraginosità dei codici di procedura (che andrebbero riformati seriamente) e scarsità di mezzi operativi a disposizione di giudici e avvocati. Ma, ripetiamo, ora la giustizia serve anche da diversivo.

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