Tornatore: “Il discorso di Benedetto XVI
è stato una carezza alla cultura”
21 novembre 2009

Giuseppe Tornatore
Udienza d’eccezione, questa mattina, per il Papa in Cappella Sistina, con 260 artisti di ogni genere e credo, ai quali ha rivolto un «amichevole e appassionato appello» a comunicare speranza al mondo, senza temere che la fede sminuisca il loro genio o la loro arte. All’invito, fortemente voluto da Benedetto XVI in continuità con la ‘Lettera agli artistì di papa Wojtyla e anche nella convinzione che solo la «vera bellezza» possa ridare speranza ad un mondo in crisi, hanno risposto in tanti, artisti anche molto diversi per carattere, storia, formazione e tipo di pubblico. Da Nanni Moretti a Carla Fracci, da Raul Bova ad Arnaldo Pomodoro, dai Pooh a Krzystof Zanussi. Una trentina gli stranieri su un totale di 260. Troppo spesso – ha detto loro papa Ratzinger -la bellezza che viene propagandata «è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento. Invece di far uscire gli uomini da sè e aprirli ad orizzonti di vera libertà attirandoli verso l’alto li imprigiona in se stessi e li rende ancor più schiavi, privi di speranza e gioia». Una speranza messa oggi a dura prova «da fenomeni negativi a livello sociale ed economico», ma non solo, e che solo arte e bellezza – afferma Benedetto XVI – possono restituire all’umanità. Il Papa ha sottolineato una crescente «sfiducia nelle relazioni umanè», che porta all’aumento di fenomeni «di rassegnazione, di aggressività, di disperazione». La «vera bellezza», al contrario – ha spiegato – può «comunicare all’uomo una salutare ’scossà, che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano». Attenzione, però – ha avvertito – a riconoscerla, perchè nel mondo di oggi – sostiene il Papa – si è diffusa «una seducente ma ipocrita bellezza, che ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione sull’altro e che si trasforma, ben presto, nel suo contrario, assumendo i volti dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa». «L’autentica bellezza, invece – ha concluso – schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sè. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere».
Per Giuseppe Tornatore il discorso di Benedetto XVI durante l’incontro con gli artisti che ha tenuto oggi in Vaticano alla Cappella Sistina è stato «una carezza alla cultura in un periodo in cui questa riceve solo schiaffi». Il regista di Baaria ha trovato le parole del Papa «molto affettuose. Ho apprezzato il suo valorizzare la ricerca costante verso temi che, anche se non sono determinati da un discorso di fede, sono ugualmente profondi. Il concetto di bellezza per come mi ha parlato è il più ampio che c’è, comprende anche l’ equilibrio sociale e civile che dovremmo avere tutti nella società». Ugualmente molto colpito dal riferimento del Papa alla ricerca della vera bellezza, è stato il regista de ‘Il divò Paolo Sorrentino: «la bellezza intesa nel senso più profondo è bello che sia stata evocata più volte oggi in Vaticano, però è una parola inattuale, purtroppo, nell’altro Stato qua fuori, dove molti credono di poter vivere facendo a meno dei valori che evoca».
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