Morte di Stefano Cucchi, spunta
un testimone

10 novembre 2009

«Stefano Cucchi era in carcere perchè era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto – e la verità verrà fuori – soprattutto perchè pesava 42 chili». Lo ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi, intervenuto ieri a «24 Mattino» su Radio 24, che ha diffuso il testo dell’intervista, per parlare di droga. «La droga – ha continuato Giovanardi – ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così ».

La sorella di Stefano Cucchi
A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito, rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga, noi non l’abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto». Così ai microfoni di Cnrmedia, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che poi conclude: «Non voglio aggiungere altro, la cosa che ha detto si commenta da sola».

Gli indagati
La procura di Roma, intanto, secondo voci che circolano a Piazzale Clodio avrebbe iscritto nel registro degli indagati, per il reato di omicidio preterintenzionale alcuni carabinieri e guardie carcerarie, tutte persone che hanno avuto contatti con il giovane dal momento dell’arresto fino all’ingresso a Regina Coeli. Si sta verificando anche il ruolo svolto da alcuni detenuti, presenti nel penitenziario romano e all’ospedale Sandro Pertini, dove Cucchi è stato ricoverato per alcuni giorni.

Il testimone
E’ spuntato anche un testimone, un altro detenuto che avrebbe visto il pestaggio dallo spioncino. Se questa ricostruzione fosse attendibile, la colpa ricadrebbe solo sulle guardi carcerarie. I magistrati indagano anche sulla possibilità che Stefano sia stato preso a botte da un altro detenuto.

Il medico
Tutta la documentazione clinica relativa alla vicenda di Stefano Cucchi, il giovane morto all’ ospedale Sandro Pertini di Roma 6 giorni dopo l’arresto, sarà pubblicata on line. Lo rende noto Luigi Manconi sottolineando che la documentazione – a partire dal referto del medico del 118 delle 5.30 del 16 ottobre, fino ai diari sanitari del reparto detentivo del Pertini e al certificato di morte del 22 ottobre – sarà disponibile dalle 13 sui siti abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net. «Lo facciamo col consenso scritto ed esplicito dei familiari di Stefano, dopo aver trasmesso il materiale alla Procura della Repubblica di Roma e aver informato della nostra iniziativa l’ Autorità garante della privacy – spiega Manconi – Abbiamo deciso questo passo perchè da quella documentazione emerge come una moltitudine di operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle strutture sanitarie, abbiano assistito, inerti quando non complici, al declino fisico di Stefano Cucchi e fino alla morte». Ma dalla documentazione, prosegue Manconi, «emergono, con cruda evidenza, le contraddizioni e anche le vere e proprie manipolazioni ai danni di Stefano Cucchi e dell’accertamento della verità». E «risulta soprattutto che Stefano decide di non nutrirsi e di non assumere liquidi (causa della morte, secondo i sanitari), ‘fino a quando non avrà parlato con il proprio avvocatò (così è scritto di pugno di un medico)». Ma «non gli fu consentito» e quella nota, aggiunge Manconi, «è una sorta di confessione del delitto da parte di chi non ha saputo o voluto impedirlo». Sulla morte di Stefano, insomma, «non c’è alcun mistero: in quella documentazione c’è tutto». Manconi rileva inoltre di aver ricevuto una richiesta d’informazioni da parte dell’ufficio londinese di Amnesty International, «intenzionata a condurre una propria inchiesta indipendente sulla vicenda».

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