Caso Marrazzo, parla Jennifer la trans del pusher
4 novembre 2009Prova del nove oggi per i quattro carabinieri detenuti a Regina Coeli con l’accusa di aver ricattato l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. I giudici del tribunale del riesame analizzeranno le argomentazioni che i difensori di Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Nicola Testini e Antonio Tamburrino, avanzeranno per sostenere la decadenza delle esigenze della custodia cautelare in carcere. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli si opporranno alla richiesta degli avvocati Marina Lo Faro e Mario Griffo di scarcerazione dei quattro militari dell’Arma o, comunque, di attribuzione di una misura più lieve. Ieri tre di loro, Simeone, Tagliente e Testini, non hanno voluto rispondere alle domande dei magistrati che volevano approfondire alcuni aspetti della vicenda, specie alla luce delle dichiarazioni fatte ieri da Marrazzo. In procura, invece, si è visto Donato D’Autilia, il quinto carabiniere indagato per i fatti cominciati all’inizio dello scorso luglio con l’irruzione nell’abitazione del transessuale Natalie in via Gradoli. D’Autilia, che a differenza dei quattro colleghi risponde della sola ipotesi di ricettazione del video in cui si vede l’ex Governatore del Lazio, ha detto di non aver nulla a che vedere con il presunto ricatto. Il carabiniere, già coinvolto in un’altra indagine per pedofilia, ha ammesso di conoscere i colleghi Testini, Tagliente e Simeone, ma di non avere rapporti con loro da diverso tempo. Soprattutto D’Autilia ha respinto l’accusa di essere colui che mostrava il video ai possibili acquirenti. Agli atti dell’inchiesta è finita anche la deposizione del transessuale Jennifer, testimone oculare della morte di Gianguarino Cafasso, il pusher indicato dai carabinieri come l’autore del video girato in via Gradoli. Cafasso è morto nello scorso settembre per un arresto cardiaco dovuto probabilmente all’assunzione di cocaina proprio mentre era in compagnia di Jennifer, con il quale aveva una relazione. In particolare, Jennifer avrebbe affermato che il pusher è deceduto dopo aver consumato droga insieme con lui in un hotel sulla via Salaria. Quasi certamente a provocare la morte di Cafasso sarebbero state anche le sue condizioni di salute e la sua obesità. Gli inquirenti vogliono comunque fare luce su quella morte ed è per questo motivo che hanno disposto una serie di accertamenti medico legali e sono tuttora in attesa dei risultati delle analisi tossicologiche. A differenza di altri trans, come Natalie, sorpreso con Marrazzo nell’appartamento di via Gradoli, Jennifer non è ritenuto un teste di giustizia dagli inquirenti. Trattandosi di persona presente nel nostro territorio da clandestino è destinato ad essere espulso.
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