Funerali a Messina, applausi e fischi per Berlusconi

10 ottobre 2009

Con la benedizione delle salme, si sono conclusi i funerali solenni per le vittime dell’alluvione celebrati nel Duomo di Messina. Benedizione in rito ortodosso per Monica Balascuta, la badante romena di 48 anni morta. Un grande applauso ha accolto la fine della cerimonia. I feretri sono trasportati fuori dalla basilica. Quello di Pasquale Simone Neri, morto per salvare diverse persone, è portato a spalla dai suoi commilitoni della Marina Militare. «Ciò che non riusciamo a tollerare è il reiterato tentativo di strumentalizzare per l’ennesima volta, il dramma di questa nostra terra e di questa nostra amata gente». Lo ha sottolineato l’arcivescovo di Messina, monsignor Calogero La Piana nella sua omelia. Un passaggio applaudito a lungo dai fedeli in chiesa ma anche dalle migliaia di persone che seguono la messa dall’esterno. «Si è voluto anche polemizzare, giudicare e condannare con sufficienza e presunzione» ha ribadito ancora La Piana.
I solenni funerali chiudono il primo capitolo della tragedia che il primo ottobre ha colpito Messina. Nella camera ardente allestita nel duomo c’erano  solo le bare di 21 delle 28 vittime recuperate finora dalle macerie: gli altri morti – tranne un cadavere che non è stato ancora riconosciuto – riposano già al cimitero, perchè i familiari hanno preferito la cerimonia privata. Nel giorno del lutto nazionale e delle bandiere a mezz’asta, alle esequie,   celebrate dal vescovo di Messina Calogero La Piana, c’è  Silvio Berlusconi ma non Giorgio Napolitano che ha deciso di delegare il presidente del Senato, Renato Schifani. Dal Quirinale  una corona per le vittime, come ha spiegato il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Il presidente della Repubblica ha chiesto anche che il ministero dell’Interno avvii l’istruttoria per il conferimento della medaglia d’oro al valor civile a Pasquale Simone Neri, morto per salvare otto persone. Ai funerali rigide misure di sicurezza: la precedenza  ai familiari delle vittime e agli abitanti delle zone colpite. E mentre a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, i due paesi messi in ginocchio dal disastro, si continua a scavare, aumenta il numero degli sfollati: l’ultimo bollettino dell’unità di crisi ne conta 930, 41 in più rispetto all’ultimo dato. Otto i dispersi: cinque a Scaletta Zanclea, due a Giampilieri e uno ad Altolio. Ieri il sindaco ha preparato con i suoi uffici alcune mappe che  mostrerà al premier: sono indicate le zone dove costruire le nuove abitazioni, secondo il modello L’Aquila, che saranno realizzate «in pochi mesi», ha ribadito Berlusconi. Il premier ha anche spiegato che si potevano utilizzare appartamenti liberi «ma gli abitanti ci hanno manifestato la volontà di ricostruire le loro comunità», ha spiegato. L’ipotesi di acquistare le case sfitte per gli sfollati era stata avanzata anche dall’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonio Beninati, mentre Gian Michele Calvi, l’architetto che ha progettato i complessi antisismici in Abruzzo, ha spiegato che «non c’è ripetitività nella soluzione di una crisi», a meno che per modello L’Aquila «non si intendano le logiche, l’idea, l’intelligenza». Quella finora mancata «a chi avrebbe dovuto provvedere alla sicurezza del territorio e non l’ha fatto», dice Nicola De Luca che ha costituito il comitato «Salviamo Giampilieri superiore». De Luca e altri suoi compaesani stanno raccogliendo le firme per impedire che i senza tetto possano essere trasferiti in altri quartieri: «Non ci muoviamo da qui – dice – soprattutto per onorare la memoria di chi ha perso la vita. Se andassimo via sarebbero morti invano». Finora si è cercato di tamponare l’emergenza e dare una sepoltura ai morti dell’alluvione, che si sarebbe potuta evitare, ha sostenuto  il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, in visita nelle zone del disastro. «Abbiamo un sistema sofisticatissimo che prevede e non previene. Non serve se non riesce ad evitare le catastrofi». Poi ha accusato il governo di essersi mosso «con superficialita: un anno fa, in un’interrogazione, un nostro parlamentare regionale aveva segnalato il rischio frana proprio a Giampilieri». Alla vigilia delle esequie un monito arriva anche dal vescovo di Agrigento, Franco Montenegro: «Mi rifiuterei di celebrare i funerali se un disastro come quello che ha colpito Messina si verificasse nella mia città». Il presule chiede da tempo che si realizzi una «via di fuga» per gli abitanti dei vicoli del centro storico di Agrigento, che dovrebbe ben conoscere le emergenze dopo la frana del ‘66.

Silvio Berlusconi, all’uscita dal Duomo di Messina dove si sono svolti i funerali solenni per le vittime dell’alluvione, è stato contestato, ma anche salutato con applausi, dalla folla che aspettava fuori dalla chiesa. Il presidente del consiglio ha voluto accompagnare l’ultima bara fuori dal Duomo. Passando lungo i banchi, alcune persone lo hanno sostenuto e ringraziato per la presenza incitandolo ad andare avanti e a non lasciarli soli. Berlusconi li ha ringraziati e rassicurati sul fatto che tornerà spesso a Messina, Poi all’uscita dal Duomo, il premier ha percorso il tragitto lungo il perimetro esterno per raggiungere il corteo di auto. Lungo la strada è stato dapprima duramente contestato: «vergogna», «assassini», «buffone», «sparisci, vai via», sono state alcune delle parole lanciate contro il cavaliere da diverse persone. Sempre nella prima parte del tragitto, il cavaliere è stato fischiato. subito dopo, però, a un centinaio di metri dalla vettura blindata, il clima è cambiato e più di una persona lo ha incoraggiato: «forza Silvio, vai avanti», gli ha urlato qualcuno. «Siamo con te», gli ha detto un altro.

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