A RUOTA LIBERA/ Rubrica (n. 117) di LUCIO DE SANCTIS

di LUCIO DE SANCTIS

Auto Ue, troppe incertezze – Il mercato auto dell’Unione Europea in febbraio si conferma in crescita (+2,2%), ma frena fortemente rispetto al risultato di gennaio (+10,2%). Le ragioni del rallentamento vanno ricercate, oltre che in almeno un giorno lavorato in meno in tutti i mercati, anche nel fatto che il confronto per febbraio si fa con un febbraio 2016 decisamente sostenuto (+14,3%).

I paesi della zona euro in febbraio hanno fatto registrare un incremento contenuto nell’1% contro una crescita del 7,2% dei paesi dell’Unione che non adottano l’euro. Nel gruppo dei cinque maggiori mercati il bilancio di febbraio è in rosso per la Francia (-2,9%), per la Germania (-2,6%) e per il Regno Unito (-0,3%), la Spagna cresce solo dello 0,2% e l’Italia si conferma come il mercato più dinamico del gruppo (+6,2%). In gennaio invece Germania, Francia, Italia e Spagna avevano fatto registrare crescite comprese tra il 10 e l’11% e il Regno Unito un +2,9%.

Secondo il Centro Studi Promotor sui maggiori mercati si stanno scaricando anche tensioni legate ad un quadro internazionale decisamente preoccupante. A ciò si aggiunge che in alcuni importanti paesi vi sono situazioni politiche tutt’altro che chiare ed in altri incombono consultazioni elettorali.

Va segnalato che in febbraio FCA vede migliorare la sua quota di mercato dal 7,6% all’8% e si colloca al secondo posto nell’Unione Europea per tasso di crescita (+8,3%).

Aftermarket positivo – Secondo i dati del Barometro Aftermarket – rilevazione statistica interna al Gruppo Componenti ANFIA che fornisce un trend indicativo dell’andamento del mercato dei ricambi automotive su base mensile, sia a livello consolidato, sia a livello di singole famiglie prodotto – il fatturato aftermarket registra un decremento del 3,6% nel 2016 rispetto all’anno precedente, che era risultato in crescita del 4,3%.

Ad un primo trimestre negativo (-2,8%), ha fatto seguito un secondo trimestre stabile (+0,03%), mentre nella seconda parte dell’anno si sono susseguiti un terzo trimestre in calo del 5% e un quarto trimestre ulteriormente in flessione del 6,4%.

Guardando all’andamento delle singole famiglie prodotto, riportano la crescita maggiore i componenti elettrici ed elettronici (+4,7%), che recuperano il calo del 7,4% registrato nel 2015. Seguono i componenti di carrozzeria e abitacolo, in rialzo del 2,8% dopo un 2015 che aveva chiuso a +13,4%, e i componenti motore, che riportano una crescita del 2,5% (+9,4% nel 2015), mentre i componenti undercar chiudono a +1,4% (+4,6% nel 2015). L’unica categoria in calo è quella dei materiali di consumo, con una contrazione a due cifre del 10,7% contro il risultato positivo del 2015 (+2,5%).

Produzione in calo… – Duro colpo alle speranze di accelerazione della ripresa economica dalla produzione industriale di gennaio. L’indice destagionalizzato determinato dall’Istat accusa infatti un calo rispetto a dicembre del 2,3%. L’indice è in calo, anche se in misura più contenuta, pure rispetto a gennaio 2016. Infatti, al netto degli effetti di calendario, si registra una contrazione dello 0,5%.

L’ottimo risultato di dicembre aveva indotto a ritenere che l’attività industriale in Italia avesse definitivamente superato la fase di sostanziale stagnazione in cui era entrata all’inizio del 2013. Il dato di gennaio, secondo il Centro Studi Promotor, dovrebbe però rappresentare soltanto un “incidente di percorso” poiché il clima di fiducia delle imprese manifatturiere in gennaio è cresciuto di 1,8 punti rispetto a dicembre e in febbraio è ulteriormente cresciuto di 1,3 punti.

Si può quindi ritenere – sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – che la ripresa della produzione industriale continuerà nel 2017 ed è altamente auspicabile che vi sia anche una consistente accelerazione del recupero perché, come mostra il grafico, rispetto al massimo ante-crisi dell’aprile 2008, il livello del gennaio scorso è ancora inferiore di ben il 22,7%.

…ma automotive cresce – Secondo i dati preliminari di ANFIA, a gennaio 2017 la produzione domestica di autovetture risulta in flessione del 4%, con circa 55.000 unità prodotte, a confronto con un gennaio 2017 che risultava in crescita del 45% (con circa 57.000 unità prodotte). Anche nell’anno da poco iniziato, comunque, export e mercato interno continuano a sostenere i volumi produttivi. Guardando al primo bimestre del 2017, infatti, il mercato presenta volumi in crescita per tutti i comparti: +8,1% le autovetture, +7,2% i veicoli commerciali leggeri (VCL), +37,5% gli autocarri, +59,3% gli autobus, +11,4% i rimorchi e semirimorchi pesanti, con l’eccezione dei rimorchi leggeri che presentano una contrazione del 2%.

Le proiezioni del mercato auto per il 2017, come noto, sono positive e stimano volumi di immatricolazioni attorno a 1,91 milioni di unità, dopo un 2016 che ha superato 1.825.000 unità.

Il recupero degli autobus – Il mercato degli autobus con ptt superiore a 3.500 kg totalizza nel mese di febbraio 369 nuove registrazioni (+74,9%). In crescita tutti i comparti, in particolare gli autobus specifici interurbani (+130,6%) – adibiti al trasporto pubblico locale – gli autobus specifici turistici (+107,5%) e i midibus (+220%). Il primo bimestre del 2017 chiude, così, con una variazione positiva del 59,3%, per un totale di696 unità. Andamento positivo per tutti i comparti eccetto gli scuolabus, che rimangono stabili sui livelli di gennaio-febbraio 2016.

Il comparto autobus procede, quindi, sulla strada di un graduale recupero, incominciato nella seconda metà del 2016 anche se con ritmi lenti di sostituzione dei veicoli – a fine 2015, il 69,4% del parco autobus circolante apparteneva alle categorie Euro 0, 1, 2.

A questo proposito, è stato finalmente pubblicato sul sito del Ministero dei Trasporti il Decreto ministeriale (DM 25/17) che assegna 150 milioni di Euro per gli anni 2017, 2018 e 2019 per l’acquisto di nuovi autobus attraverso la centrale unica di committenza. “Si tratta di una modalità sperimentale che speriamo possa velocizzare gli acquisti – afferma Stefano Del Rosso, Presidente della Sezione Autobus di ANFIA. A breve, CONSIP pubblicherà la gara per l’acquisto di 1.600 autobus, primo step di un percorso importante che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha messo in campo per il rinnovo del parco”.

Trasporto merci in ripresa – Per il comparto del trasporto merci, a febbraio 2017 sono stati rilasciati 1.911 libretti di circolazione di nuovi autocarri (+20,6% rispetto a febbraio 2016) e 1.199 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, ovvero con ptt superiore a 3.500 kg (-7,8%), suddivisi in 90 rimorchi (-4,3%) e 1.109 semirimorchi (-8%). Nel primo bimestre 2017, gli autocarri totalizzano 4.127 libretti di circolazione (+37,5%), mentre per i veicoli trainati pesanti, i volumi ammontano a 2.463 libretti di circolazione (+11,4%).

Fase di ripresa dunque per il settore dei veicoli per il trasporto merci nel 2016 e, per il 2017 si confida nel sostegno derivante dalla conferma del superammortamento al 140% per i beni strumentali d’impresa e dalle risorse stanziate con il decreto per gli investimenti a favore delle imprese di autotrasporto, disponibili fino ad aprile 2017.

Più autocarri a metano – Dal 2012 al 2016 il parco circolante di autocarri a metano per il trasporto merci in Italia è cresciuto del 29,2%, passando da 66.088 a 85.381 unità. Nello stesso periodo il parco circolante di autocarri per il trasporto merci in generale è aumentato solo dello 0,74%.

A cosa è dovuto questo rinnovato interesse? In primo luogo la convenienza economica garantita dal metano. Una recente elaborazione dell’Osservatorio Federmetano ha permesso di quantificare il risparmio che è possibile ottenere grazie all’uso di un autocarro pesante a metano (invece di uno diesel) in 5.000 euro all’anno su una percorrenza di 100.000 km. È importante specificare che in questo caso si sta parlando di metano compresso (CNG) e non di metano liquido (LNG).
Al risparmio economico, il metano abbina la diminuzione delle emissioni di sostanze nocive nell’ambiente. La riduzione delle emissioni di CO2 possibile con l’uso di autocarri pesanti a metano gassoso (CNG), rispetto a quelli diesel convenzionali, è di circa il 16%, a fronte di un tempo medio di rifornimento che si aggira intorno ai 15 minuti (e quindi perfettamente comparabile al tempo necessario per fare rifornimento agli autocarri diesel) e ad un’autonomia che raggiunge i 520 km. “Oggi – sottolinea la presidente di Federmetano Licia Balboni – la rete di distributori di CNG presenti in Italia, che conta più di 1.100 punti sull’intero territorio nazionale, è perfettamente in grado di supportare le attività delle aziende di trasporto, come dimostrano le esperienze delle società che sono già passate ad utilizzare autocarri a metano traendone importanti vantaggi economici e riducendo drasticamente le loro emissioni. Per ciò che riguarda i distributori di metano liquido (LNG) il recente decreto legislativo 257 del 16 dicembre scorso, che recepisce la direttiva europea Dafi, fissa gli obiettivi obbligatori in tema di distributori di metano (CNG e LNG) per poter al più presto disporre di una rete di rifornimento che consenta la circolazione sull’intero territorio di mezzi alimentati a metano liquido

Tornando ai dati, la graduatoria delle regioni in base alla crescita del parco circolante di autocarri a metano dal 2012 al 2016 vede al primo posto il Trentino Alto Adige (+101,8%), seguito da Molise (+84,7%) e Calabria (+81,9%). Vi sono però anche due regioni con dati negativi: la Valle d’Aosta e la Sardegna. La prima perché è presente un solo distributore di CNG. La seconda, perché non ha distributori di CNG (in quanto sono assenti i metanodotti) e probabilmente perché gli autocarri sono stati acquistati solo per approfittare degli incentivi e non per circolare con trazione a gas naturale ma con carburanti tradizionali

 

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